È scattata all’alba l’operazione federale che ha portato a Washington la perquisizione dell’abitazione della deputata democratica Ilhan Omar, eletta in Minnesota e tra le figure di riferimento dell’ala progressista del Congresso.
A eseguire il mandato, gli agenti dell’Homeland Security Investigations, il braccio investigativo del Dipartimento per la Sicurezza interna. Al centro dell’inchiesta, presunte irregolarità nella documentazione utilizzata dalla parlamentare per entrare negli Stati Uniti quando era ancora bambina.
Omar affronta questa controversia da anni. Musulmana, nata in Somalia nel 1982, è arrivata negli Stati Uniti negli anni Novanta e diventata cittadina americana nel 2000, è stata eletta alla Camera dei Rappresentanti nel 2018, diventando la prima donna di origine somala a entrare al Congresso. Oggi rappresenta il quinto distretto del Minnesota, ed è una delle esponenti più riconoscibili della cosiddetta “Squad”, il gruppo di parlamentari democratiche progressiste che si è distinto per la forte opposizione alle politiche trumpiane.
A confermare ufficialmente l’operazione è stato il Dipartimento di Giustizia americano, precisando che gli agenti hanno eseguito un mandato di perquisizione autorizzato dall’autorità giudiziaria nell’area di Washington. Il ministero non ha tuttavia chiarito la natura delle contestazioni né fornito dettagli sugli elementi raccolti dagli investigatori. Gli accertamenti riguarderebbero in particolare alcuni documenti compilati dal padre della deputata, oggi deceduto, durante il percorso migratorio della famiglia dalla Somalia agli Stati Uniti. Non risultano, al momento delle prime ricostruzioni, incriminazioni formali a carico della deputata.
Una delle accuse più ricorrenti sostiene che Omar avrebbe contratto matrimonio con un proprio fratello per agevolarne l’ingresso negli Stati Uniti. La deputata ha sempre respinto questa ricostruzione, definendo le accuse “menzogne disgustose”. A riaccendere il caso era stato nei mesi scorsi il vicepresidente JD Vance. A maggio, il vicepresidente aveva dichiarato che l’amministrazione avrebbe approfondito le accuse, assicurando che eventuali reati sarebbero stati perseguiti. Più recentemente, a settembre, Tom Homan, responsabile della politica di controllo delle frontiere della Casa Bianca, aveva confermato l’esistenza di un’indagine penale riguardante la parlamentare.
Omar è stata ripetutamente bersaglio degli attacchi del presidente, soprattutto per le sue posizioni sull’immigrazione, sulla politica estera americana e sulle questioni razziali. La parlamentare, dal canto suo, ha denunciato più volte il linguaggio utilizzato nei suoi confronti e le conseguenze che la retorica politica può avere sulla sicurezza personale degli esponenti eletti.
Negli ultimi mesi, le tensioni personali si sono intrecciate con lo scandalo delle frodi ai programmi di assistenza pubblica emerso in Minnesota, che ha coinvolto alcuni membri della comunità somala. Omar è stata associata politicamente alla controversia dai suoi avversari, sebbene non siano emerse evidenze di un suo coinvolgimento nei reati contestati nell’ambito dello scandalo.
