Donald Trump, si sa, non ha stravolto solo il mondo politico americano (per non parlare di quello mondiale). Come appare sempre più evidente, nonostante l’avvicinarsi di elezioni che dovrebbero punire il partito repubblicano e che quindi dovrebbero monopolizzare l’attenzione del 47esimo presidente, il tycoon, pur saltando da uno Stato all’altro in questa fase della campagna, continua infatti imperterrito a portare la rivoluzione trumpiana, armato di martello e scalpello, nella sua tanto amata quanto odiata Washington, l’ex palude del Deep State “bonificata” dal capo Maga ma aperta più che mai alle influenze dei tecnocrati della Silicon Valley. La rivoluzione architettonica impressa da The Donald sulla città sulla collina, che dal rinnovamento della reflecting pool al progetto dell’arco di trionfo passa per il campo da golf dell’East Potomac solo per citare alcuni esempi, non risparmia la Casa Bianca diventata ormai da mesi un cantiere a cielo aperto.
Mentre nel Paese monta la rabbia per l’aumento dei prezzi e la delusione degli elettori per la guerra in Iran lanciata da chi aveva promesso di porre fine alle avventure militari degli Stati Uniti, proseguono i lavori della costruzione della grandiosa sala da ballo e di un nuovo centro sotterraneo segreto al posto dell’Ala Est, ex sede degli uffici della first lady. Trump però non si accontenta e, dopo aver costruito una nuova pista per elicotteri e completato dei lavori di restauro su una delle facciate della casa del popolo per eccellenza, sembra adesso essere pronto per lanciarsi in un nuovo progetto: una piscina al coperto al posto della sala stampa ubicata nell’ala ovest.
Stando a quanto riportato dal New York Times, il miliardario avrebbe detto ai suoi consiglieri che vorrebbe installare la piscina che il presidente Roosevelt fece costruire nel 1933 come terapia per le sue gambe colpite da poliomelite e che fu poi coperta da Nixon per fare posto alla sala stampa oggi dedicata a James S. Brady, portavoce presidenziale ferito nel corso dell’attentato contro Ronald Reagan del 1981. In tal caso i membri della stampa verrebbero spostati in uno spazio esterno (forse nell’adiacente Eisenhower Executive Office Building) e, come sottolinea il quotidiano Usa alludendo ai frequenti attacchi ai giornalisti lanciati da Trump, ciò rappresenterebbe una mossa dal forte valore simbolico, per giunta difficile da annullare per i futuri presidenti. L’iniziativa del tycoon non può infatti non essere inquadrata nel contesto delle burrascose relazioni tra l’amministrazione repubblicana e alcuni media, a detta del leader Usa, propagatori di fake news.
Trump ha reso note le sue idee in merito sin dai tempi del suo primo mandato e, attualmente e a differenza che in passato, un numero crescente di persone a lui vicine appoggia l’idea. A fine settembre il presidente ha condiviso sul suo social Truth l’immagine della piscina con immancabili dettagli dorati al posto della sala stampa. A conferma che qualcosa si muova, il direttore della comunicazione della Casa Bianca ha commentato le ultime notizie affermando che “tutte le opzioni restano sul tavolo e faremo un annuncio quando sarà il momento opportuno”.
