Un vaccino che non previene, ma cura. Sono sorprendenti e incoraggianti i risultati ottenuti di quello che potrebbe diventare il primo vaccino a Rna messaggero, approvato, contro il cancro. Nel caso specifico, ha ridotto del 42% il rischio di recidiva del melanoma (tumore della pelle) e di decesso dei pazienti se utilizzato in combinazione con un farmaco immunoterapico.
L’era del vaccino “personalizzato”
Il nuovo approccio è rivolto ai pazienti oncologici che hanno già subito l’asportazione chirurgica del tumore. Nello studio, 1.137 adulti sono stati curati con un farmaco immunoterapico consolidato che aiuta il sistema immunitario del corpo a individuare e attaccare le cellule tumorali. Circa due terzi di loro hanno ricevuto anche un vaccino sperimentale, mentre al resto è stato somministrato un placebo o un farmaco fittizio.
Il vaccino, chiamato Intismeran, utilizza la stessa tecnologia a mRna di alcuni vaccini contro il Covid. “È un trattamento personalizzato per ogni paziente, che utilizza le informazioni relative al suo tumore per aiutare il suo sistema immunitario a riconoscere le cellule cancerose e a colpirle in caso di recidiva”, spiegano i ricercatori.
I promettenti risultati
Due anni dopo l’inizio del trattamento, i pazienti che avevano ricevuto il vaccino avevano molte meno probabilità di recidiva del melanoma o di vederlo diffondersi in altre parti del corpo. “La personalizzazione è il passo successivo ed è davvero entusiasmante, è una tecnologia straordinaria”, afferma al Nature la professoressa Pippa Corrie, oncologa consulente che ha contribuito a condurre parte dello studio con i pazienti dell’ospedale Addenbrooke di Cambridge. “La questione è quanto possiamo realmente dimostrarne il valore, e questa sperimentazione è stata la prima prova di principio”.
Il vaccino personalizzato prodotto dalle case farmaceutiche Msd e Moderna, chiamato Intismeran, non è progettato per prevenire lo sviluppo del cancro della pelle, o melanoma, ma per impedirne la ricomparsa in persone che si sono già sottoposte a un intervento chirurgico per la rimozione di tumori.
La svolta rispetto al recente passato
Non parliamo di chissà quando, ma soltanto di 15 anni fa quando le persone affette da melanoma in stadio avanzato, in genere, sopravvivevano solo per pochi mesi. “Oggi, quasi il 55% guarisce efficacemente con farmaci mirati o immunoterapie. La combinazione di Intismeran e pembrolizumab è pensata per le persone il cui tumore potrebbe recidivare dopo l’intervento chirurgico e che non rispondono alla sola immunoterapia”, afferma Georgina Long, responsabile dello studio e oncologa presso il Melanoma Institute Australia di Sydney.
Come si realizza questo vaccino
Per sviluppare Intismeran, Long e i suoi colleghi hanno sequenziato il Dna di un campione del tumore di ciascun partecipante per identificare le mutazioni nelle cellule cancerose. Queste mutazioni possono dare origine a proteine chiamate neoantigeni, che aiutano a distinguere le cellule cancerose da quelle sane. I vaccini a mRna personalizzati sono studiati su misura per i neoantigeni specifici del tumore del paziente. Una volta iniettato, il vaccino istruisce le cellule del corpo a produrre i neoantigeni, che agiscono come segnali sulla superficie cellulare, indicando al sistema immunitario di attaccare. Questo prepara il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali che presentano gli stessi neoantigeni.
“Risultati impressionanti”
La sperimentazione proseguirà per monitorare i pazienti coinvolti, per verificare un’eventuale ricomparsa del tumore nel tempo e per valutare se il farmaco contribuisca effettivamente a prolungare la loro vita. Il professor Alan Melcher dell’Istituto di ricerca sul cancro di Londra, che non ha partecipato alla ricerca, ha definito i risultati “davvero impressionanti”.
“Si tratta di un’importante dimostrazione di principio per il settore, anche se non dovremmo anticipare i risultati ottenuti finora”, ha affermato alla Bbc. “Non possiamo presumere, sulla base di un singolo studio sul melanoma, che lo stesso approccio funzioni per tutti i tumori, e un follow-up più lungo sarà importante per comprendere l’effetto sulla sopravvivenza complessiva”.
