Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:14
Governo

Chi devasta paga, carcere e multe per i violenti: tutte le nuove regole del decreto sicurezza

Dopo gli scontri di Milano il governo vara la stretta: minori imputabili dai 14 anni, arresti anche grazie ai video e fino a 12 anni per chi organizza gruppi violenti. In città arrivano altri 500 militari

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni al termine del Cdm sul decreto sicurezza, Roma, 20 ottobre 2026. ANSA/US Palazzo Chigi +++ UFFICIO STAMPA +++ FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI +++ NPK +++

Vetrine distrutte, negozi saccheggiati, auto danneggiate e agenti feriti. Dopo un fine settimana di violenze che ha trasformato il centro di Milano in uno scenario di guerriglia urbana, il governo Meloni cambia le regole. E lo fa intervenendo soprattutto su chi organizza i disordini, sui minorenni coinvolti e sulle conseguenze economiche per chi provoca danni. Il nuovo decreto sicurezza, approvato martedì 20 ottobre dal Consiglio dei ministri, contiene otto articoli e introduce una serie di misure che vanno dal fermo preventivo agli arresti differiti, fino a pene più severe per chi partecipa alle violenze di gruppo. Ma la stretta non si ferma alle manifestazioni. Riguarda anche le bande che si radunano nelle piazze, le aggressioni nelle zone della movida e i danneggiamenti commessi da giovanissimi.

Il principio rivendicato dalla presidente del Consiglio è quello del «chi rompe paga». E non riguarda soltanto chi distrugge materialmente una vetrina o prende a sassate un mezzo delle forze dell’ordine. Perché con le nuove disposizioni anche i genitori dei minorenni potranno essere chiamati a rispondere delle condotte dei figli. Non solo attraverso il risarcimento dei danni, ma anche con sanzioni amministrative che partono da 500 euro e arrivano a 2mila in caso di reiterazione. La multa potrà essere applicata anche quando il ragazzo non è penalmente imputabile, salvo che i genitori dimostrino di non aver potuto impedire il fatto.

E ottenere il risarcimento dovrebbe diventare più semplice. Se viene danneggiato un bene pubblico, come una pensilina, un semaforo o una camionetta, il prefetto potrà disporre il pagamento con un’apposita ordinanza. Se invece a subire il danno è un commerciante o un privato cittadino, sarà possibile rivolgersi al giudice per ottenere un decreto ingiuntivo sulla base della documentazione raccolta. Un modo per accelerare il recupero delle somme necessarie a riparare quanto distrutto.

La stretta sui minorenni e sui gruppi violenti

È però sulla responsabilità penale dei giovanissimi che il decreto introduce una delle modifiche più significative. Per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni cambia il criterio utilizzato per stabilire la capacità di intendere e di volere. Prima spettava al giudice accertare che il minore fosse effettivamente consapevole delle proprie azioni. Adesso quella capacità viene presunta, a meno che non sia dimostrato il contrario. Non significa che tutti i ragazzi saranno automaticamente condannati, né che scompaia la riduzione di pena prevista per i minorenni. Cambia però il punto di partenza dell’accertamento giudiziario.

Accanto a questa disposizione arriva una nuova fattispecie di reato, pensata per colpire le violenze organizzate durante le manifestazioni. Chi si unisce a un gruppo di almeno cinque persone che utilizza mazze, bastoni, pietre, petardi o altri strumenti pericolosi, mettendo concretamente a rischio l’incolumità pubblica, potrà essere punito con una pena da due a cinque anni di reclusione e una multa da 10mila a 20mila euro. La sanzione diventa più pesante se gli autori agiscono con il volto coperto o prendono di mira infrastrutture e servizi pubblici.

Ma il governo intende colpire anche chi prepara le violenze prima ancora che comincino. Per chi organizza o promuove la formazione dei gruppi violenti, anche utilizzando social network e piattaforme digitali, è prevista una pena da quattro a dodici anni di carcere. Sono inoltre introdotti aumenti di pena per le lesioni provocate durante queste azioni e aggravanti specifiche per devastazioni, saccheggi e danneggiamenti commessi da gruppi organizzati.

Arresti anche dopo gli scontri e controlli nelle piazze

Un altro cambiamento riguarda il momento in cui le forze dell’ordine possono intervenire. Chi partecipa a un saccheggio o a una devastazione non dovrà necessariamente essere fermato mentre sta commettendo il fatto. Il decreto allarga infatti i casi in cui è possibile procedere con l’arresto in flagranza differita, utilizzando filmati, fotografie e registrazioni che consentano di documentare il reato e identificare i responsabili, nel rispetto dei termini e dei requisiti previsti dalla legge. La misura viene estesa, tra gli altri, ai reati di devastazione e saccheggio, agli attentati contro impianti di pubblica utilità e ai danneggiamenti commessi da gruppi organizzati.

La prevenzione si sposta poi dai cortei alle strade più frequentate delle città. Il fermo preventivo, già previsto in occasione di manifestazioni pubbliche, viene esteso alle operazioni di polizia nelle zone caratterizzate da un forte afflusso di persone. Potrà riguardare anche i minorenni che abbiano compiuto 16 anni, quando esistano elementi concreti che facciano ritenere attuale un pericolo per la sicurezza pubblica. Gli interessati potranno essere accompagnati negli uffici di polizia e trattenuti per gli accertamenti entro il limite di dodici ore previsto dalla disciplina.

Non si tratta, però, di un potere indiscriminato. La misura richiede presupposti specifici, come il possesso di oggetti atti a offendere o altre circostanze concrete che giustifichino l’intervento.

Un ulteriore strumento viene affidato ai questori, che potranno vietare a determinate persone di radunarsi insieme in luoghi pubblici individuati, anche soltanto in alcune fasce orarie. Il provvedimento potrà riguardare anche i ragazzi dai 14 anni, nei casi previsti dalla legge, quando siano coinvolti in gruppi responsabili di comportamenti intimidatori, molesti o violenti e ricorrano le condizioni legate a precedenti condanne o misure di prevenzione.

Più protezione agli agenti e 500 soldati a Milano

Il decreto interviene anche sulle aggressioni alle forze dell’ordine. Le lesioni personali, comprese quelle lievi e lievissime, provocate agli agenti durante lo svolgimento delle loro funzioni saranno perseguibili d’ufficio. In sostanza, non sarà più necessario attendere una querela per procedere penalmente nei confronti dei responsabili.

C’è poi il problema della gestione degli arresti di massa. Gli scontri di Milano hanno mostrato quanto possa diventare complesso affrontare contemporaneamente un numero elevato di fermi e convalide. Per questo il governo introduce la possibilità di adeguare rapidamente gli organici dei magistrati chiamati a occuparsi delle procedure, così da rispettare i tempi stabiliti dalla legge anche nelle situazioni di emergenza.

Infine, il rafforzamento dei controlli sul territorio. A Milano arriveranno 500 militari aggiuntivi nell’ambito dell’operazione Strade Sicure. Il contingente sarà impiegato fino al 31 dicembre 2026 per presidiare le aree sensibili, aumentare la sorveglianza e sostenere il lavoro di polizia e carabinieri. Per l’intervento è prevista una spesa di circa 4,7 milioni di euro.

Non è passata invece la proposta di attribuire ai soldati ulteriori poteri di polizia giudiziaria, sulla quale erano emerse perplessità durante le interlocuzioni con il Quirinale. I militari continueranno dunque a operare nell’ambito delle competenze previste da Strade Sicure, in coordinamento con le forze dell’ordine.

Il provvedimento dovrà ora seguire l’iter previsto per i decreti legge, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la successiva conversione parlamentare entro sessanta giorni. Le nuove fattispecie penali non potranno essere applicate retroattivamente ai fatti avvenuti prima della loro entrata in vigore. La stretta guarda dunque soprattutto a ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane. Il messaggio politico del governo è chiaro: distinguere il diritto di manifestare dalla violenza e rendere più rapide e incisive le conseguenze per chi trasforma una protesta in un’occasione di devastazione.

Commenti