La protesta dei tir è sospesa e le strade del Sud tornano lentamente alla normalità. Dopo lo stop deciso mercoledì sera da Fedralog, gli autotrasportatori hanno tolto gli ultimi presidi in Campania e in Calabria. Le autocisterne hanno ripreso a girare e nei supermercati tornano a scaffale frutta, verdura e prodotti freschi. Per la piena normalità servirà però ancora qualche giorno. Le sigle aspettano il tavolo del 27 ottobre al ministero delle Infrastrutture. Si dicono pronte a tornare in piazza se le risposte non saranno adeguate.
Sullo sfondo resta il problema del caro-energia, che pesa anche sulla manovra. Il testo potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri già martedì o mercoledì. Tra le ipotesi c’è quella di escludere le banche di credito cooperativo dal contributo chiesto al settore finanziario. A proporlo era stato Antonio Tajani, che ha chiesto di tutelare «la specificità delle banche di prossimità, banche di credito cooperativo e banche popolari», perché «sono quelle che erogano prestiti ai piccoli imprenditori e alle famiglie». Il leader di Forza Italia conta di «trovare ascolto anche nelle altre forze di governo»,
perché gli interventi «non colpiscano in maniera forte» questi istituti. La Lega è d’accordo. Resta da capire come sarà scritta la norma. Un’eventuale esenzione difficilmente potrà valere per le capogruppo Iccrea e Cassa Centrale, che sono società per azioni vigilate dalla Bce.
Le banche difendono l’accordo triennale firmato l’anno scorso. Secondo il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, stanno ancora «dando, non è finita». E ha avvertito: «Non bisogna pensare che le banche siano il corno della fortuna, che qualsiasi cosa succede producono quattrini». Del resto, ha aggiunto, «quando si dice tassiamo le banche, significa tassiamo i risparmiatori che hanno comprato le azioni delle banche». Tra imposte e cedolare «si arriva al 60%. Io mi domando se gli azionisti delle banche debbono essere tassati oltre».
Il governo cerca 5 miliardi dal settore finanziario in una fase economica delicata. Secondo la Nota sulla congiuntura dell’Ufficio parlamentare di bilancio, nel 2026 il Pil crescerà intorno all’1%. La previsione è «coerente» con l’1,1% indicato nel Dpfp. A settembre però l’inflazione ha toccato il 4,2%, spinta dall’energia,
e i rincari cominciano a passare anche ad altri prezzi. I rischi, avverte l’Upb, «sono prevalentemente al ribasso a causa di tensioni geopolitiche, prezzi e condizioni di finanziamento». Tra le possibili coperture c’è l’estensione al 2028 e al 2029 della maggiorazione Irap per le società energetiche. Molto dipende da Bruxelles e dalla flessibilità che concederà sulle spese per l’energia: in attesa della risposta, l’invio della manovra alle Camere è slittato.
Dalla trattativa con Bruxelles dipende anche il taglio dell’Irpef per il ceto medio. Maurizio Casasco ricorda che Forza Italia punta ad allargare l’aliquota del 33% «in due fasi, con 55mila euro quest’anno e 60mila il prossimo». Il partito chiede anche «una no tax area e una tassazione agevolata per i giovani». La Lega insiste sulla pensione anticipata a 64 anni. Per Marco Osnato (Fdi), tutto ciò che aiuta chi fa lavori usuranti è «molto opportuno», ma bisogna «capire gli impatti».
