Qualcuno spieghi perché non ci sono oggi delegazioni di diplomatici, giornalisti, membri dei parlamenti, ebrei democratici come Brad Lander che si aggirino per la Giudea e la Samaria per sorvegliare che i palestinesi non aggrediscano non solo con pietre, ma anche con armi automatiche la vita degli abitanti ebrei, detti «coloni»? I delinquenti che aggrediscono le case palestinesi, forse anche questo non si sa, sono ormai in buona parte in prigione, la polizia oltre a rispondere alle accorate proteste di mezzo mondo, in democrazia deve far rispettare la legge anche quando l’esasperazione per l’assedio ideologico
è tanta. Solo ieri un assalto a fuoco di due terroristi. Succede tutti i giorni che i palestinesi attacchino gli ebrei, spesso in zona C, quella che gli accordi di Oslo assegnano alla gestione ebraica fino a un’intesa: ma la soluzione «due stati per due popoli» è stata respinta dai palestinesi dal 1948. L’opinione pubblica mondiale rifiuta l’accordo di Oslo, non sa più che Giudea e Samaria appartengono alla storia ebraica. E nell’ultimo anno agli ebrei in Giudea si possono attribuire 6 morti nei primi sei mesi del 2026 secondo fonti israeliane, l’organizzazione filopalestinese Betselem parla di 24 vittime in due anni; per i dati Onu 43 ebrei sempre in due anni, inclusi 10 bambini. Gli attacchi spesso prendono di mira donne, bambini,
studenti. Sono storie da 7 ottobre. Ma non vedo delegazioni per fermare aggressioni come quella di domenica alla ex vicesindaca Fleur Nahum, bombardata da massi, la sua macchina data alle fiamme; come quella di lunedì con pietre e uso di trattori per schiacciare gli agricoltori. Ieri il tentativo di un grande attentato, subito prima delle elezioni. Ma non verrà una delegazione a difendere la democrazia, o la bella raccolta ebraica delle olive. L’Europa pensa che invece di Israele si può dire colonia, o anche genocidio. E intanto, prende fuoco.
