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Guerra

Il timore di Zelensky: una pace negoziata tra Usa e Russia (alle spalle di Kiev)

Il leader ucraino promuove i colloqui. Ma per arrivare a un’intesa pretende il congelamento della linea del fronte

Ukraine's President Volodymyr Zelensky (C) visits Norway's Parliament (Storting) on October 21, 2026, one day after a meeting in the Norwegian capital on the situation in Ukraine. Ukrainian President Volodymyr Zelensky arrived in Oslo on October 20, 2026 for talks with top US envoys. (Photo by Ole Berg-Rusten / NTB / AFP) / Norway OUT

«Niente su di noi senza di noi». C’è un’angoscia profonda dietro il richiamo di Zelensky mentre gli ingranaggi della diplomazia internazionale tornano a girare. È la paura costante che il destino dell’Ucraina venga negoziato, e deciso, nelle stanze chiuse dei vertici tra Washington e Mosca, dove si ritiene persino quasi conclusa la partita. Kiev non rifiuta il confronto, tutt’altro; ma mentre l’inviato della Casa Bianca Witkoff ha incontrato Putin al Cremlino, l’apertura al dialogo si intreccia al rischio concreto di una marginalizzazione strategica nel momento più drammatico della sua storia recente.

Intervistato da Fox News, Zelensky promuove i recenti colloqui di Oslo con Witkoff ed esprime cauto ottimismo per la missione dell’inviato a Mosca. Sebbene Kiev si dica pronta a qualsiasi formato negoziale, la preferenza accordata va a un vertice trilaterale con Trump e Putin, allargato all’Europa. La posizione di partenza, tuttavia, non concede sconti: il congelamento delle ostilità lungo l’attuale linea del fronte è considerato la conditio sine qua non per interrompere i combattimenti, evitando che il dialogo si traduca in una capitolazione. «Non possiamo fermarci», conclude, declinando l’attesa del rientro di Witkoff dalla Russia.

La vulnerabilità dei negoziati si gioca anche sul terreno della tecnologia militare. Se da un lato Zelensky esprime gratitudine a Washington per la ripresa della condivisione di intelligence, dall’altro non nasconde la forte apprensione per le restrizioni imposte alle reti satellitari Starlink e Starshield, linfa vitale per le comunicazioni e la difesa ucraina. Un dossier scottante affrontato con il segretario di Stato Rubio, il quale ha tuttavia chiarito il perimetro dell’amministrazione americana: la chiave d’accesso ai sistemi non risiede alla Casa Bianca, bensì nelle mani di Elon Musk.

Londra guarda con preoccupazione a qualsiasi iniziativa che possa indebolire le capacità militari ucraine. Il premier Burnham ha definito la situazione «fragile», assicurando che il Regno Unito lavora, anche attraverso i colloqui di Oslo, per garantire a Kiev il sostegno necessario. Da Berlino arriva un messaggio più netto. Il cancelliere Merz ha ribadito che l’obiettivo degli aiuti occidentali non è prolungare la guerra, ma porvi fine il prima possibile. Esiste però una linea invalicabile: «La capitolazione dell’Ucraina significherebbe la capitolazione di tutti noi».

Bruxelles insiste sul doppio binario di diplomazia e deterrenza, confermando che le sanzioni contro Mosca resteranno in vigore almeno fino alla cessazione della guerra e ribadendo che la sicurezza di Ucraina ed Europa sono inseparabili. La sfida, tuttavia, è anche materiale. Secondo il commissario europeo alla Difesa Kubilius, Mosca prevede di destinare al bilancio militare circa 180 miliardi di euro nel prossimo anno. L’Europa, a suo dire, deve accelerare il riarmo e imparare dall’esperienza ucraina. Resta però aperto il problema delle risorse. L’Ue cerca di convincere Canada e Regno Unito ad aumentare il sostegno a Kiev per colmare un deficit di finanziamento di 70 miliardi di euro per 2027. Zelensky continua inoltre a chiedere un percorso europeo più rapido, mentre il premier ungherese Magyar, pur in discontinuità con la linea filorussa di Orbán, esclude scorciatoie per l’adesione all’Ue, soprattutto ora che la banca nazionale di Kiev è finita nel mirino dell’anticorruzione con perquisizioni in corso. La Polonia intanto cavalca una querelle con Leopoli sulla memoria storica della Seconda guerra mondiale per frenare l’invio di armi a Kiev.

Sul versante umanitario, il cardinale Zuppi ha incontrato l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Yurash, per discutere della grave crisi alimentare a Oleshky e di nuove iniziative per civili e prigionieri di guerra.