In Ucraina il numero delle vittime rischia di diventare una forma di arredamento della coscienza. Le cifre entrano nei notiziari, si accomodano tra le previsioni del tempo e le oscillazioni delle Borse, si consumano nella ripetizione. È contro questa assuefazione che sembra rivolgersi Friedrich Merz quando avverte che l’Europa sta sottovalutando la minaccia russa. Una presa di posizione che prescinde dai vertici di Oslo, dalle consegne congelate dei Patriot americani, dal no di Mosca a una tregua energetica e dal timore, sempre più concreto per Zelensky, di vedersi voltare le spalle da Washington. In un’intervista a Bloomberg, il cancelliere tedesco formula un giudizio che va ben oltre l’andamento del conflitto: Putin, sostiene, vuole più dell’Ucraina. Il suo obiettivo non si esaurirebbe nella conquista di territori, ma investirebbe la stabilità politica del continente, la credibilità delle sue democrazie, la stessa possibilità che l’Ue continui a esistere come progetto politico autonomo. Nel tentativo di convincere Trump che un’Europa sicura sia un asset e non un peso per gli Usa, Merz non tace la nota dolente: Washington ha bloccato i finanziamenti per le armi all’Ucraina. A chiudere la giornata arrivano poi le intimidazioni di Lavrov: eliminare ogni minaccia da un Occidente che non dovrà più dettare regole.
Dichiarazioni che echeggiano nell’universo della diplomazia, ma è la mappa del fronte a ridettare i confini a ritmo continuo. La giornata registra un’ulteriore escalation di sangue e terrore tra le città ucraine: a Kramatorsk, nel Donetsk, i bombardamenti travolgono i civili, lasciando a terra tre morti e due feriti. Poco distante da Kiev, un raid di droni centra in pieno uno stabilimento produttivo: il bilancio è di tre vittime. Nella capitale torna il blackout elettrico, esteso anche a metropolitana e rete ferroviaria.
La violenza piega persino le arterie strategiche del Paese. Sull’autostrada Kiev-Odessa gli Uav russi trasformano il traffico in un inferno: tre morti, quattro feriti, lamiere in fiamme e soccorritori al lavoro tra il fumo nero. Immagini drammatiche che confermano come questa guerra non abbia bisogno di trincee per colpire al cuore la popolazione. Attacchi a catena anche nella capitale e al Sud. Nel quartiere Kiev-Holosiivskyi un drone abbattuto precipita vicino a un distributore di benzina, provocando un morto e sei feriti. Un altro ha centrato la sala operatoria, per fortuna vuota, di un ospedale. Parallelamente, a Zaporizhzhia e provincia, i raid russi mietono un’altra vittima e causano cinque feriti. Smentita invece nel Donbass la resa di Dobropillia. Tensione sempre alle stelle nel Mar Nero: la Nato rafforza i mezzi dopo i recenti attacchi con droni contro le navi mercantili. Escalation che si arricchisce di un nuovo capitolo: in serata i russi hanno colpito un cargo nel porto di Odessa che trasportava rifornimenti militari.
Il fronte delle spie e delle difese aeree travalica intanto i confini dell’Ucraina. Nella notte la Polonia fa scattare l’allarme nei propri cieli, attivando la difesa aerea a protezione dello spazio nazionale.
Un’iniziativa bollata come «preventiva» da Varsavia, ma che suona come un chiaro segnale d’allarme: quando un Paese Nato è costretto ad alzare lo scudo sui propri confini, la linea di separazione tra il conflitto ucraino e la sicurezza dell’intera Europa si fa drammaticamente sottile. E come se non bastasse, la partita rischia di estendersi allo spazio: il recente avvicinamento del satellite militare russo Cosmos-2612 a meno di cento metri dal satellite radar finlandese Iceye-X36 (a supporto di Kiev) allarma le forze Usa per possibili attività di spionaggio o interferenza ostile.
