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Guerra

Missili, droni e ufficiali sul campo: la mano dell’Iran dietro gli attacchi Houthi all’Arabia Saudita

Secondo fonti di intelligence citate dal Wall Street Journal, i pasdaran avrebbero guidato l’offensiva dei ribelli yemeniti. Teheran smentisce, mentre Riad cerca nuovi alleati

C’è la mano di Teheran dietro gli ultimi clamorosi attacchi messi a segno dagli Houthi in Arabia Saudita e nello Yemen. A scriverlo è il Wall Street Journal, secondo cui il regime degli ayatollah ha fornito ai suoi alleati supporto per i raid con droni e missili, nonché addestramento, intelligence e guida tattica. L’assistenza fornita, riferita al quotidiano Usa da fonti informate su informazioni di intelligence provenienti dall’Arabia Saudita e dall’alleanza yemenita anti-Houthi, ha contribuito alla recente offensiva dei miliziani. Un’avanzata fulminea che permette adesso ai ribelli sciiti di controllare lo Stretto di Bab el-Mandeb, dal quale passa il petrolio di Riad, mentre il gruppo intensifica gli attacchi contro impianti energetici e aeroporti dell’Arabia Saudita.

È dunque in questo modo che Teheran starebbe alzando la pressione sugli Stati Uniti impedendo all’amministrazione Trump di mettere davvero fine al conflitto cominciato lo scorso 28 febbraio. Il nuovo scontro tra Arabia Saudita e Houthi, che si trascina alternando guerra e una pace apparente da circa un decennio, torna a mettere in mostra i legami tra i pasdaran e i ribelli yemeniti. “L’Iran ha un grande interesse nel successo degli Houthi”, spiega Danny Citrinowicz, ex capo della sezione Iran dell’intelligence della difesa israeliana, aggiungendo che così facendo Teheran “danneggia l’Arabia Saudita, fa aumentare i prezzi del petrolio”. “Pertanto”, conclude l’esperto, ”esiste un interesse strategico condiviso che non si basa su un rapporto cliente-patrono, bensì sulla cooperazione strategica”.

Secondo 007 della regione, i miliziani hanno iniziato a costruire postazioni che minacciano il Mar Rosso e Bab el-Mandeb in diverse località, schierando missili e radar con l’aiuto di ufficiali delle Guardie Rivoluzionarie presenti nello Yemen. Le tattiche adoperate di recente dai ribelli, dimostratesi sin da subito più sofisticate delle precedenti, combinano assalti di fanteria con attacchi con missili e droni. Ufficiali delle Guardie Rivoluzionarie, riporta il Wall Street Journal, hanno coordinato in prima linea i raid degli alleati.

Gli Houthi hanno nel frattempo già smentito di aver ricevuto aiuto da Teheran sostenendo che le indiscrezioni ignorano i progressi fatti dal loro gruppo. Anche il regime iraniano ha fatto sapere di non “interferire negli affari yemeniti” sottolineando che gli Houthi sono “attori completamente indipendenti che decidono in base ai propri interessi”.

Le smentite di una connessione tra la Repubblica Islamica e i suoi proxy nello Yemen non convincono del tutto. Stando a quanto sostenuto da esperti delle Nazioni Uniti nel 2024 gli Houthi hanno istituito sale operative congiunte in Libano e in Iraq (altre nazioni dove sono operativi i tentacoli dei pasdaran) per coordinare “attività”. Gli analisti affermano inoltre che il sostegno ricevuto dall’Iran e da altri elementi dell’Asse della resistenza (la coalizione informale guidata da Teheran) ha aperto la strada ai rapidi progressi ottenuti dagli Houthi negli ultimi mesi. Un risultato che peraltro sarebbe stato facilitato anche dall’invio ai ribelli di beni dual-use, cioè utilizzabili sia per scopi militari che civili, da parte della Cina.

Intanto, dopo una fase di choc iniziale, il fronte anti-Houthi sembra riprendere a saldarsi. Il principe ereditario Mohammed bin-Salman, che si sposta di continuo tra palazzi pesantemente sorvegliati e dotati di bunker ed è scortato da una squadra di sicurezza selezionata personalmente, ha infatti incassato nelle scorse ore il sostegno dell’Egitto (solo difensivo, ha precisato il Cairo) e, soprattutto, il reingresso degli Emirati Arabi nel conflitto in Yemen. Abu Dhabi, i cui rapporti con la casa reale saudita si erano da tempo raffreddati, avrebbe deciso di riprendere i pagamenti ad alcune delle forze governative che combattono contro i ribelli. In cambio l’Arabia Saudita si sarebbe detta d’accordo a fornire copertura aerea a protezione delle forze anti-Houthi.

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