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Guerra

Mosca fissa anche la data. “Negoziati dal 4 novembre”

Il Cremlino si sbilancia e apre all’Europa seduta al tavolo Trump ottimista: “Presto incontri. Vogliono un accordo”. Zelensky è disponibile

Inferno di fuoco Un pompiere ucraino al lavoro per spegnere l'incendio dopo un attacco russo

«Avremo alcuni incontri molto presto, e credo che entrambe le parti vogliano raggiungere un accordo». Donald Trump torna a evocare il negoziato, promette summit imminenti e lascia intravedere uno spiraglio nella guerra che da mesi cerca una via d’uscita diplomatica. Ma tra l’annuncio di un’intesa possibile e la pace resta un abisso: quello della diffidenza, delle condizioni inconciliabili, soprattutto sul Donbass, e di una partita in cui ogni apertura rischia di trasformarsi in mossa tattica.

Mosca ha già fissato la propria tabella di marcia. Prima la patria, poi la diplomazia. Sul calendario del Cremlino, il 4 novembre non è soltanto la festa dell’Unità nazionale: è la soglia oltre la quale si dice pronta a riaprire il dialogo. A indicare la strada è Yuri Ushakov, consigliere di Putin, che ha annunciato la disponibilità a riprendere, dopo quella data, i colloqui trilaterali con Usa e Ucraina. Abu Dhabi torna a profilarsi come possibile sede, novembre come finestra diplomatica. Per Ushakov, al tavolo dovrà sedersi anche l’Europa. Non un’apertura di cortesia, ma una richiesta che affonda le radici nella lettura russa dei rapporti di forza. Secondo il consigliere del Cremlino, la Casa Bianca non è riuscita a piegare Kiev alle condizioni di Mosca.

Da Washington arrivano segnali contrastanti: lo speaker della Camera Mike Johnson riferisce che Trump e Rubio stanno lavorando a nuovi colloqui trilaterali per porre fine alla guerra, ma avverte: «Putin non è affidabile e Washington dovrebbe comportarsi di conseguenza». Zelensky ha fatto sapere che «il risultato più importante è l’opportunità di incontrarci in un formato trilaterale per i leader». Tra le questioni specifiche da discutere a novembre, la parte ucraina sottolinea l’importanza di un cessate il fuoco nel settore energetico e della sicurezza nel Mar Nero.

Sullo sfondo si muove anche un incontro fra Trump, Putin e Xi Jinping a margine del vertice Apec in Cina, il 18 e 19 novembre. Ushakov, e anche Peskov, hanno confermato che sono in corso preparativi. A irrompere nella contesa diplomatica è Musk, che dopo le polemiche sulle limitazioni di Starlink in Ucraina chiede «un po’ di compassione anche per i soldati russi» e denuncia il costo umano di una guerra che continua a divorare vite.

La diplomazia, però, non è soltanto la coreografia dei potenti. A Oleshky prende la forma concreta di una fragile tregua umanitaria, annunciata da Kiev a partire dalle tre di domani mattina. In una città occupata e stremata, i droni ucraini hanno consegnato quindici pacchi, oltre seicento chili di aiuti: latte, colazioni, giochi e giocattoli per le famiglie con bambini. Tuttavia, non lontano da Oleshky, i russi hanno colpito un minibus, provocando un morto.

Nel frattempo, a Valdai, Putin rafforza la protezione della propria residenza con un nuovo anello di difesa aerea, portando a oltre cinquanta le postazioni fisse nell’area. Sul campo Kiev afferma di aver neutralizzato 119 dei 153 droni russi, mentre Mosca rivendica attacchi contro obiettivi logistici ucraini e denuncia vittime a Belgorod, Bryansk e danni all’industria di titanio a Perm. In serata altri droni sono apparsi sui cieli ucraini. I russi hanno anche colpito quattro ipermercati Epicentr K, leader nei prodotti per la casa.