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Guerra

Putin apre alla trattativa con Kiev ma detta le condizioni: “Donbass è storicamente territorio russo”

Il capo del Cremlino sostiene che un’intesa per far finire la guerra sia possibile, ma rimarca la necessità di cedere territori. E Trump chiama Musk per rimuovere le restrizioni a Starlink

Associated Press / LaPresse Only italy and spain

La Russia sarebbe pronta a riprendere i negoziati trilaterali sull’Ucraina. Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin al giornalista Pavel Zarubin. “Per quanto riguarda i nostri negoziati con un rappresentante dell’amministrazione americana, sì, abbiamo detto che siamo pronti a riprendere i nostri contatti trilaterali.

A suo dire, raggiungere un accordo pacifico fra Russia e Ucraina “è possibile” ma “se qualcuno vuole diversamente” in quel caso “sarà una sua scelta”, ha affermato nel corso di un’intervista. E aggiunge: “È ormai evidente a tutti che è impossibile sconfiggere la Russia sul campo di battaglia e che infliggere una sconfitta strategica è irrealistico”.

E ce n’è soprattutto sull’annosa questione del Donbass: Putin ha definito “inappropriata” la dichiarazione di Volodymyr Zelensky, secondo cui sarebbe disposto ad accettare la perdita di alcuni territori, sottolineando che i territori in questione “sono tradizionalmente russi”. “Le persone che vivono in questi territori hanno votato, in primo luogo, per l’indipendenza statale e, in secondo luogo, per la riunificazione con la Federazione Russa - ha sottolineato - pertanto parlare di eventuali perdite territoriali mi sembra inopportuno”.

Resta però che appena un giorno dopo il faccia a faccia tra l’inviato statunitense Steve Witkoff con il presidente russo, per la prima volta Mosca sembra aprire alla possibilità di un incontro tante volte richiesto dal leader ucraino, ma finora negato dalla Russia.

Dall’altro lato del fronte, Zelensky ha denunciato i bombardamenti russi nella notte tra mercoledì e giovedì con l’impiego di 21 missili e oltre 200 droni e un bilancio di almeno due morti e 34 feriti. Qui resta ancora il giallo su chi abbia tirato il freno a mano su Starlink, in ore cruciali per Kiev. Donald Trump avrebbe chiamato personalmente Elon Musk per rimuovere le restrizioni imposte all’Ucraina sull’utilizzo del sistema. A rivelarlo è il Wall Street Journal, che cita funzionari statunitensi a conoscenza della conversazione, avvenuta ieri.

Secondo il quotidiano, Trump avrebbe manifestato la propria frustrazione per le limitazioni che impedivano ad alcuni sistemi ucraini di mantenere il collegamento satellitare oltre una velocità di circa 100 miglia orarie, equivalenti a 160 chilometri orari. Una soglia che aveva compromesso l’impiego di droni offensivi e intercettori utilizzati dalle forze ucraine per contrastare gli attacchi russi.

Oggi, poche ore dopo la conversazione, il sistema avrebbe cominciato a funzionare in maniera più regolare. Funzionari americani e ucraini hanno confermato al Wall Street Journal un miglioramento delle prestazioni, precisando tuttavia che, secondo alcune fonti di Kiev, il servizio non sarebbe ancora tornato completamente operativo.

La notizia arriva appena due giorni dopo un’altra inchiesta dello stesso giornale, secondo la quale sarebbe stato proprio Musk a disporre il rallentamento di Starshield, la versione militare della tecnologia satellitare sviluppata da SpaceX. Una ricostruzione che ha aperto una controversia sulle responsabilità della decisione, aggravata dalle dichiarazioni divergenti dei vertici dell’amministrazione americana.

Le restrizioni hanno generato conseguenze operative immediate. Alcune unità ucraine hanno riferito di aver perso il collegamento con i propri velivoli senza pilota durante le missioni, mentre altri sistemi sono diventati inutilizzabili alle velocità richieste. Le perdite economiche associate ai malfunzionamenti potrebbero ammontare a decine di milioni di dollari.

La questione più delicata riguarda l’origine dell’ordine. Martedì il Wall Street Journal ha riferito che Musk avrebbe autorizzato personalmente il rallentamento. Il magnate, però, aveva fornito una versione differente. In un intervento pubblicato su X aveva sostenuto che le decisioni relative ai limiti di velocità e alle modalità di utilizzo di Starshield spettassero alle autorità militari statunitensi e, in ultima istanza, al presidente degli Stati Uniti.

Trump aveva negato di essere responsabile delle limitazioni e aveva dichiarato di voler comprendere chi le avesse disposte. La nuova telefonata, secondo la ricostruzione del Journal, sarebbe dunque arrivata dopo giorni di interrogativi interni alla stessa amministrazione.

Mercoledì, durante una visita in India, il segretario di Stato Marco Rubio ha sostenuto che le decisioni sull’accesso dell’Ucraina alla rete satellitare spettassero a SpaceX e a Musk, trattandosi di un servizio regolato da accordi commerciali e, al contempo, di non essere a conoscenza di un eventuale coinvolgimento preventivo dell’amministrazione Usa. Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha escluso che il Pentagono avesse impartito direttive per limitare il servizio, sostenendo che SpaceX conservasse la facoltà di intervenire sulle condizioni contrattuali di utilizzo.

Nelle ultime settimane Trump ha criticato ripetutamente le operazioni contro le raffinerie russe, sostenendo che contribuiscano ad aggravare la pressione sui prezzi internazionali dei carburanti. Musk ha espresso a sua volta critiche nei confronti di Zelensky. Secondo il Wall Street Journal, le restrizioni alla rete satellitare sono intervenute proprio mentre si intensificavano queste divergenze.

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