Una nuova sigla, quasi ottomila follower su Instagram, gruppi WhatsApp riservati e una rete di rapporti che si estende dagli ambienti antagonisti torinesi a quelli dell’attivismo islamista. Dietro mobilitazioni come quella di ieri emerge una realtà ancora poco conosciuta, sulla quale Il Giornale ha iniziato un’inchiesta. Si chiama «2Generazione», è nata appena un mese fa e punta a organizzare i giovani delle seconde generazioni, i figli dell’immigrazione cresciuti in Italia che vogliono mettere in atto una rivolta. Ma a destare attenzione sono soprattutto i messaggi che circolano nei gruppi chiusi, dove siamo entrati per vedere quali contenuti venissero Ci sono filmati di proteste e disordini all’estero, accompagnati un invito all’emulazione: «Facciamo come in Francia, facciamo come in Albania, che diventi la normalità», scrivono. Una mobilitazione che non si esaurisce nelle piazze, ma che trova nei social e nelle chat uno strumento di coordinamento che avviene in modo dettagliato: si decide dove e quando muoversi, quali contenuti rendere virali, il modo in cui agire. Un punto di raccordo tra la galassia antagonista, gli ambienti vicini al movimento No Tav e le reti dell’attivismo islamista torinese, con collegamenti che, secondo le informazioni raccolte dal Giornale, si estenderebbero anche ad altre città italiane. La nascita di «2Generazione» risale al 2 settembre, quando sui social compare il primo manifesto programmatico: «Ci hanno detto di aspettare. Abbiamo scelto di organizzarci», annunciano i promotori. E ancora: «Nati e cresciuti in Italia. Figli delle migrazioni. Figli delle periferie». Poi lo slogan: «La nostra voce. La nostra lotta. Il nostro futuro». Pochi giorni dopo arriva il primo appuntamento pubblico. È il 10 settembre, un mese prima delle mobilitazioni in nome dell’anniversario del massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023.Il luogo scelto è piazza Foroni, nel quartiere Barriera di Milano, a Torino. Alle 18.30 viene convocata un’assemblea per «definire una progettualità politica per il nascente soggetto delle seconde generazioni» e decidere «nel concreto i prossimi passi». Emerge la volontà di costruire un soggetto politico organizzato. Anche la scelta delle immagini racconta molto dell’identità che il movimento vuole rappresentare. Nella locandina dell’assemblea compare un manifestante con il volto coperto da una kefiah mentre impugna una fionda. Il simbolo di «2Generazione» richiama la Palestina, con i colori della bandiera, la kefiah e il profilo geografico del territorio palestinese. «Davanti a un mondo di discriminazioni e precarietà chi tace acconsente», scrivono gli organizzatori, invitando i giovani a mobilitarsi per «prenderci ciò che è nostro». Rivendicazioni sociali, identità delle periferie e militanza filopalestinese. Il risultato potrebbe essere la costruzione di un fronte capace di collegare realtà differenti attraverso una piattaforma comune di protesta. Un’ipotesi che acquista particolare rilevanza alla luce dei video delle manifestazioni straniere condivisi nelle chat e degli inviti a replicarne le modalità in Italia. Le piazze, oggi, sono in mano alle seconde generazioni di ribelli che si stanno saldando con l’Islamismo radicale.

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