Il divieto del velo islamico nelle scuole, un registro pubblico delle moschee, un albo nazionale degli imam e controlli sui finanziamenti provenienti dall’estero. Misure che oggi tornano al centro del dibattito politico, ma che Daniela Santanchè aveva già proposto quasi vent’anni fa. A rivendicarne la lungimiranza è la senatrice Michaela Biancofiore, che interviene sulle iniziative del centrodestra in materia di sicurezza e integrazione, ricordando le battaglie parlamentari avviate nel 2007.
“Le violenze, i saccheggi e gli attacchi alle forze dell’ordine che in queste settimane hanno sconvolto città italiane e francesi impongono alla politica una risposta ferma”, afferma la Biancofiore, puntando il dito contro le bande dei maranza e chi pretende di sostituire il rispetto delle regole con la legge del branco. Per la parlamentare, la questione non riguarda soltanto l’ordine pubblico, ma anche la difesa dei valori occidentali. “Quando alla violenza si accompagna il disprezzo per la libertà delle donne, per le libertà, per le istituzioni e per le regole della convivenza, la questione investe anche i valori sui quali si fonda la nostra società”, sottolinea la senatrice, ribadendo che “uguaglianza tra uomo e donna, libertà individuale e primato della legge sono conquiste irrinunciabili”.
Da qui il sostegno alle nuove iniziative legislative degli alleati sul burqa e sulle moschee. Con una precisazione, però: la Santanchè aveva già individuato la strada da percorrere. “La memoria politica e il rispetto del lavoro parlamentare impongono di ricordare che su questi temi Daniela Santanchè aveva indicato la strada molti anni fa”, evidenzia la Biancofiore, richiamando anche gli avvertimenti di Oriana Fallaci sul rischio dell’“Eurabia”. Secondo la parlamentare, quelle proposte, se trasformate in legge, avrebbero potuto arginare l’avvento dei “professorini della violenza”.
Il primo riferimento è alla proposta di legge 2192 del 2007, con cui la Santanchè chiedeva il divieto del velo negli istituti scolastici, richiamando il principio di uguaglianza. Otto anni più tardi, nel 2015, arrivò l’atto Camera 2976, sottoscritto tra gli altri da Giorgia Meloni, Michaela Biancofiore e diversi esponenti della Lega. Il testo prevedeva l’istituzione di un Registro pubblico delle moschee e di un Albo nazionale degli imam. Nel dettaglio, la proposta introduceva l’identificazione dei responsabili dei luoghi di culto, verifiche sulla sicurezza degli edifici e sulla conformità urbanistica, bilanci annuali e obblighi di trasparenza sui finanziamenti italiani ed esteri. Prevista anche la vigilanza delle prefetture, con la possibilità di intervenire fino alla chiusura provvisoria delle strutture nei casi più gravi.
Per gli imam erano richieste la conoscenza della lingua italiana, un’adeguata preparazione, l’adesione alla Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione e l’assenza di collegamenti con organizzazioni terroristiche. Un impianto normativo che, secondo la Biancofiore, avrebbe consentito di affrontare preventivamente alcune delle criticità oggi al centro del confronto politico. “Trasparenza dei finanziamenti, controlli, responsabilità, conoscenza dell’italiano e rispetto dei valori comuni: molti dei punti oggi rilanciati erano già scritti oltre undici anni fa”, la sua sottolineatura.
La senatrice tiene comunque a precisare che “non si può attribuire automaticamente alle moschee la responsabilità delle violenze di strada: le responsabilità si accertano individualmente”. Ma, aggiunge, “una politica seria deve affrontare insieme sicurezza, integrazione e contrasto alla radicalizzazione, senza lasciare spazi all’opacità o alla sopraffazione”.
Il provvedimento sulle moschee si fermò nel novembre 2017, quando la Camera approvò una questione pregiudiziale di costituzionalità. Una decisione che la Biancofiore definisce oggi “pretestuosa”. L’obiettivo, adesso, è riprendere quel lavoro parlamentare e trasformarlo in norme concrete. Non solo. La senatrice annuncia anche una nuova iniziativa: “Chiederò la calendarizzazione del mio progetto di legge sull’introduzione in costituzione delle radici giudaico-cristiane, delle quali ogni Europeo dovrebbe andare orgoglioso”.
Infine, il messaggio agli alleati di governo. “Bene dunque l’impegno della Lega. Si riconosca però la lungimiranza di chi come Daniela Santanchè ha rischiato in prima persona per le sue idee”, conclude la Biancofiore, invitando il centrodestra a recuperare il tempo perduto. E indicando anche la direzione da seguire: “Il centrodestra ha il dovere di trasformare queste battaglie in risultati: i cittadini chiedono sicurezza, le donne libertà, lo Stato rispetto”.
