«Riteniamo che venerdì possa essere un’altra giornata a rischio» con lo sciopero generale e le varie proteste in piazza (studenti, sindacati, anarchici) «ma il quadro generale ce l’ha il prefetto», domani «si riunirà il Comitato per l’Ordine e la sicurezza e vedremo cosa ci diranno». Il sindaco Beppe Sala qualche ora prima di riferire in Consiglio comunale sui disordini del 17 e 18 ottobre e il bis evitato lo scorso weekend ribadisce che sabato scorso «è andata senz’altro bene», non ci sono stati altri assalti e vetrine spaccate come si temeva e «anche la manifestazione spontanea è stata pacifica e io comprendo le ragioni della protesta». Ma «riferirò per quanto posso perchè non è il sindaco il responsabile della sicurezza». Getta preventivamente la palla al prefetto anche in vista del capodanno: il concertone in piazza Duomo «è confermato e ci stiamo organizzando perchè sia una cosa bella e interessante. Anche questo in accordo con il prefetto che ci sollecita a tenere quest’anno una piazza aperta ma controllata». La strategia in vista della la campagna elettorale è chiara: diventare una comparsa sul tema sicurezza che sarebbe la priorità dei milanesi ma comporta responsabilità, grane e proteste. Anche in aula nel pomeriggio Sala apre l’intervento apprezzando la proposta della presidente Elena Buscemi che chiederà alla prefettura di organizzare un incontro con i vertici delle forze dell’ordine a cui invitare i capigruppo. «É opportuno rivolgersi ai responsabili della Sicurezza Pubblica sul territorio milanese - sottolinea Sala -. Deciderete poi voi se volete anche la mia presenza o meno». Ci si scorda quasi che ha tenuto per sè anche la delega alla Sicurezza. Tant’è.
In aula il sindaco riferisce i numeri della polizia locale in campo il 17, 18 e sabato scorso, «prevalentemente impegnate nei servizi di viabilità». Venendo al «ruolo politico», giustifica davanti alla sinistra che ha contestato la «militarizzazione» della città la scelta di approvare i 500 parà inviati dal governo. «Sono stato il primo a sottolineare che gli agenti non erano sufficienti, pur sapendo che su tale scelta esistono sensibilità diverse non mi sono opposto all’impiego temporaneo, e non come alternativa strutturale, dei militari». Ma «un sindaco ha il dovere di valutare anche le soluzioni immediatamente praticabili. Dalla mia parte c’è a volte un benaltrismo, sì ma, meglio 500 educatori». E insiste: «La presenza di episodi criminali non può diventare un pretesto per delegittimare indistintamente chi manifesta pacificamente, occorre distinguere, per comprendere i problemi e individuare le risposte adeguate». Servono «politiche sociali, interventi educativi, servizi di prossimità e opportunità concrete, soprattutto per i giovani». Ricorda di aver chiesto con altri sindaci delle grandi città (tra cui Roma, Torino e Genova) un incontro alla premier Meloni per confrontarsi sulle risposte necessarie contro il carovita e perchè «non credo che le manifestazioni e le tensioni di queste settimane siano un episodio isolato». Che i sindaci della grandi città «siano di sinistra è un fatto ma non siamo pericolosi estremisti», attende quindi un invito da Roma e ai partiti dice che la sicurezza «non deve diventare una bandiera da agitare contro qualcuno. Ai cittadini non servono contrapposizioni sterili o promesse irrealistiche ma risposte concrete». Meloni disponibile a un confronto con tutti i sindaci, non solo di una parte, la sede è la Conferenza Stato-Città»
Il coportavoce di Avs Tommaso Gorini contesta i militari ma pure Sala: «É mancata la sua leadership in questi giorni. E non possiamo non dirci che le politiche giovanili non sono state una priorità della giunta in questi anni». La consigliera Fi Deborah Giovanati si sarebbe aspettata dal sindaco «una politica più alta, ha scritto il discorso già indossando la maglietta del Pd. Non ho sentito parole di solidarietà per i commercianti o per il dirigente della Digos colpito da un sasso. E cosa sta facendo il Comune per le politiche sociali? Faccia la propria parte».
I leghisti Alessandro Verri e Samuele Piscina sostengono che gli autori della guerriglia del 18 ottobre «non protestavano contro il carovita» e «mentre Sala ci ricorda che dobbiamo tener insieme sicurezza e prospettiva futura ma non ha fatto nulla per i giovani e ci ha messo 8 mesi a votare il taser per i vigili. Ora vanno tolti bonus e case popolari ai genitori dei vandali». E sulla sicurezza «smetta di nascondersi, in qualità di primo responsabile non può lavarsene le mani».
Gli esponenti FdI dopo il discorso di Sala alzano i cartelli «chi danneggia Milano paga» e rilanciano la mozione che chiede al Comune di costituirsi parte civile nei confronti di chi ha danneggiato attività e beni pubblici. L’assessore Granelli afferma: «Non abbiamo ancora elementi precisi e rinvii a giudizio, la costituzione è un atto giuridico preciso. Proponiamo di rinviare il testo o il parere è contrario». Il Pd Michele Albiani propone di produrre un testo bipartisan più generale da usare ogni volta che si porrà il tema della parte civile. Palla avanti. Riccardo Truppo e Michele Mardegan (FdI) concludono: «Il Comune volta le spalle ai cittadini, ha già deciso di non chiedere i danni a chi ha distrutto la città».
