Da scopritori di talenti a schiavi del loro prodigio. Bonelli e Fratoianni sono prigionieri di Ilaria Salis. Non vedono, non sentono, ma l’eurodeputata parla, eccome. E loro, perché lei non sbatta la porta e si porti via i 176mila voti presi alle Europee come il tradimento di Vannacci alla Lega sono costretti al silenzio. Salis, assente alla festa di Avs di settembre, sogna di capeggiare un movimento formato da anarchici e islamici. Aspetta il pretesto, che i due leader non vogliono darle.
L’ultima martellata dell’eurodeputata eletta con Avs e iscritta a Sinistra Italiana è di venerdì. Ha detto che «anche in Italia ci sarebbero tutte le ragioni per una mobilitazione di questa portata», riferimento alle devastazioni in Francia per mano di centri sociali e giovani di seconda e terza degenerazione. Il Giornale, e non è la prima volta, ha interpellato Bonelli e Fratoianni. Loro non hanno risposto. D’altronde 176mila voti sono il 17% di quelli presi da Avs alle Politiche del 2022, quando la Bonelli&Fratoianni ha creato il cartello per superare la soglia di sbarramento del 3%.
Sanno tutti che il signore della Tesla è un comunista di facciata. Con la moglie Elisabetta in parlamento ha guadagnato oltre un milione. Il familismo, si sa anche questo, è di destra. Bonelli invece, per quanto politicamente goffo, crede davvero ai temi ambientali, che però non è mai riuscito a imporre, e non si capisce il motivo dato che brandire i sassi dell’Adige per accusare Meloni di averlo prosciugato era una mossa geniale. I leader di Avs, già scopritori di Soumahoro, hanno virato sull’estrema sinistra, ed ecco l’intuizione (già diventata un boomerang) di portare la Salis da Budapest all’Eldorado di Bruxelles, dove santa patrona delle case altrui ha costruito il suo regno: 15mila euro al mese di stipendio lei, 30mila da distribuire allo staff che poi licenzia tra le polemiche. La figura principale, fino a marzo, era Mattia Tombolini, tra i capipopolo dei movimenti romani per la casa.
A Bruxelles il riferimento lavorativo (qualcuno maligna non solo) è Ivan Bonnin. Che con Ilaria, cosa vietata dal regolamento Ue, conviveva in un appartamento di Milano: scoperti, Salis ha spostato la residenza Monza, città in cui risiede papà Roberto, 160 metri quadrati (più altre proprietà in Sardegna), pri fustigatore della sinistra e con un tentativo politico con Oscar Giannino in qualità di conservator-liberale, poi fulminato sulla via di Fratoianni. Diceva: «Piuttosto di votarlo emigro». Non ci risultano il ritorno del Regno di Sardegna né la creazione della Federazione Brianzola.
La figlia, a Monza, ha fondato il centro sociale Boccaccio. A Roma si sta spendendo per lo Spin Time. A Milano è vicina al Lambretta ed è il riferimento degli occupanti abusivi. Ma la rete, e Bonelli e Fratoianni lo sanno, è molto più estesa. Salis è ben vista da certi giri della zona 1 e 2 di Milano, quelle che servono. Si è inserita nei Fenicotteri, il movimento di protesta albanese. È tra i capi della Flotilla cubana e amica di Aleida Guevara, figlia del Che, con la quale è appena stata all’europarlamento. Non si è bruciata come Francesca Albanese. Hasta Bonelli&Fratoianni, siempre.
