La politica divide, ed è giusto che sia così. È giusto anche che ci sia un dibattito tra chi la pensa diversamente, e che questo sia anche animato. Quel che conta è che resti civile e che non strabordi, come invece troppo spesso accade. Diventa grave quando non si colpiscono i politici ma i loro familiari e succede fin troppo spesso quando si tratta di Giorgia Meloni.
La figlia della presidente del Consiglio, che è una bambina, è da anni al centro degli haters, che quando non sanno come colpire Meloni spostano le loro attenzioni sulla piccola Ginevra. L’ultimo episodio l’ha denunciato Antonio Sergio Gambino, consigliere comunale di Genova, il quale ha messo in evidenza un commento lasciato sotto un suo post in un soggetto scrive: “Quindi, mia cara Meloni, con i suoi sbagli oltre a lei deve pagare tutta la famiglia, compresa quella bestia che chiama figlia”. Il nome dell’utente è stato blurrato per la privacy ma questo non è rilevante, perché le parole utilizzate sono di una violenza indicibile, soprattutto se riferite a una bambina. “Sulla mia pagina tra i tanti commenti di persone frustrate che offendono e deridono, c’è lui. Si può dissentire e avere opinioni diverse, ma quando si scrivono certe bestialità non si supera solo il limite della decenza, ma anche il limite che distingue l’uomo dell’animale.Tutta la mia solidarietà a Giorgia Meloni e a sua figlia, e invito certa sinistra a smetterla di soffiare sul fuoco e a giustificare i toni e le azioni di questi giorni”, ha scritto Gambino.
Purtroppo le minacce contro Ginevra non sono una novità, nonostante la premier abbia sempre cercato di tenere la bimba lontano dai riflettori. La convinzione che ci sia una certa impunibilità nei commenti social è molto diffusa ma la verità è che anche i commenti social sono perseguibili dalla legge. Attaccate, insultare e offendere una bambina non è solo moralmente riprovevole ma è soprattutto un reato. Per il momento la premier non si è espressa sul caso ma sono tanti gli utenti che hanno voluto esprimere la propria solidarietà sia alla premier che alla figlia.
