Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 20:30
Interni

Dal Vaffa Day al Partito Comunista cinese: i 5 Stelle alla corte di Xi Jinping

Missione a Pechino. Secondo il Pcc, Licheri avrebbe anche rivendicato affinità politiche con i comunisti

"Da underdog a...". L'insulto del grillino contro Meloni

Dal Vaffa Day al Partito comunista cinese. Il passo, evidentemente, è meno lungo di quanto si possa immaginare. Una delegazione del Movimento 5 Stelle, guidata dal vicepresidente Ettore Licheri, è volata a Pechino per rafforzare i rapporti politici con il partito di Xi Jinping. E, almeno stando alla ricostruzione ufficiale cinese, le affinità non mancherebbero. Proprio così: il Movimento nato con la democrazia diretta, la rete come piazza e l’“uno vale uno” scopre punti in comune con un partito che governa ininterrottamente dal 1949, senza libere elezioni multipartitiche.

L’incontro si è svolto il 20 ottobre, quando Licheri, vicepresidente della commissione Esteri del Senato, è stato ricevuto da Liu Haixing, responsabile del Dipartimento internazionale del Comitato centrale del Partito comunista cinese. A raccontare i contenuti del vertice è proprio il sito ufficiale dell’organismo di Pechino. Una fonte istituzionale, dunque, ma pur sempre espressione del regime cinese, le cui ricostruzioni delle dichiarazioni degli interlocutori stranieri richiedono prudenza.

Secondo quanto reso noto, Licheri avrebbe sottolineato la volontà del Movimento di rafforzare la fiducia politica reciproca e la collaborazione con il Partito comunista. Non solo. Avrebbe ribadito l’adesione dei Cinque Stelle al principio di una sola Cina, espresso apprezzamento per la cooperazione sulla Nuova Via della Seta e individuato diverse somiglianze tra le posizioni dei due partiti, dalla sovranità popolare alla politica economica fino alla soluzione diplomatica dei conflitti. Nel resoconto compare persino un riconoscimento dell’importanza del concetto di “comunità dal futuro condiviso per l’umanità”, uno dei pilastri della dottrina politica di Xi Jinping.

Parole attribuite a Licheri dalla parte cinese e non ancora confermate dal Movimento. Quanto basta, però, per sollevare qualche interrogativo. Anche perché Pechino non nasconde le proprie aspettative: Liu Haixing avrebbe auspicato scambi più intensi tra giovani dirigenti, centri studi e media dei due partiti, chiedendo espressamente ai Cinque Stelle di rispettare il principio di una sola Cina sulla questione Taiwan. Nessun accordo formale risulta sottoscritto, ma l’obiettivo dichiarato è intensificare i rapporti politici.

Del resto, quella per Pechino è una passione che viene da lontano. Nel 2019 fu proprio il governo di Giuseppe Conte a firmare il memorandum sulla Nuova Via della Seta, facendo dell’Italia l’unico Paese del G7 ad aderire all’iniziativa cinese. Un’intesa dalla quale il governo Meloni è uscito alla fine del 2023, con una comunicazione diplomatica e senza provocare rotture nei rapporti bilaterali.

I Cinque Stelle, invece, continuano a guardare con interesse in quella direzione. Lo scorso 7 ottobre, a Strasburgo, la delegazione pentastellata ha votato contro la risoluzione del Parlamento europeo che chiedeva una risposta più incisiva agli squilibri commerciali con la Cina e denunciava le pratiche sleali di Pechino. L’eurodeputato grillino Danilo Della Valle aveva definito il documento “provocatorio”, sostenendo che la Cina non fosse un rivale strategico ma un partner internazionale.

Il paradosso politico resta tutto qui. Il Movimento che prometteva di rivoluzionare la democrazia italiana oggi - secondo la versione diffusa da Pechino - rivendica affinità con il partito unico cinese. E sarebbe interessante capire fin dove arrivino queste somiglianze. Soprattutto quando si passa dagli slogan sulla sovranità popolare alla libertà dei cittadini di scegliere chi li governa.

Commenti