Circa 100 persone, 51 delle quali minorenni, finiscono nel mirino della Digos. Dopo le devastazioni e i saccheggi del 17 e 18 ottobre, le indagini entrano nelle case dei giovani identificati nell’ambito degli accertamenti sui disordini. Le perquisizioni personali e domiciliari hanno interessato ieri persone residenti in 18 città, da Bari ad Aosta, passando per Bologna, Napoli, Firenze e Genova. Non c’è Milano, ma le perquisizioni hanno rintracciato autori dei disordini dello scorso fine settimana intorno al capoluogo, a Monza, Lodi, Varese e fino a Cremona. La maxioperazione arriva non a caso alla vigilia di un nuovo week-end di allerta, con le forze dell’ordine pronte a prevenire altri assalti. Le indagini ora dovranno ricostruire le singole condotte e gli eventuali collegamenti tra i partecipanti.A commentare gli sviluppi investigativi è lo stesso Matteo Piantedosi. A Treviso, a margine di un incontro in prefettura, oltre ad assicurare che c’è «massima attenzione» delle forze dell’ordine per i prossimi cortei, il ministro dell’Interno parla delle perquisizioni definendole un primo passo per «squarciare il velo» sul fenomeno. E rivela: «C’era sicuramente un coordinamento tra i protagonisti di queste scorribande». Resta da chiarire se l’organizzazione sia nata dal basso oppure se qualcuno abbia diretto le azioni. Se, in altre parole, al coordinamento evocato dal ministro si sia unita anche una regia superiore che ha guidato saccheggi e devastazioni. Sembra pensarla così il titolare del Viminale, che sospetta la presenza di una o più reti «di dimensione nazionale».La geografia delle perquisizioni, come detto, attraversa il Paese e ha toccato Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pemente un coordinamento tra i protagonisti di queste scorribande».Resta da chiarire se l’organizzazione sia nata dal basso oppure se si sia unita anche una «regia». Sembra pensarla così il titolare del Viminale, che sospetta la presenza di una o più reti «di dimensione nazionale».La geografia delle perquisizioni, come detto, attraversa il Paese toccando Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese e Verona. A casa dei manifestanti sono stati trovati tirapugni, lame, mazze, passamontagna e armi soft air. E proprio il dato dei minori - destinatari di oltre la metà dei controlli- conferma il coinvolgimento dei ragazzini. Anche a Bergamo, sono stati identificati 350 manifestanti entrati in azione lo scorso fine settimana e per la maggior parte si tratta di giovanissimi. Dodici le misure di prevenzione adottate, 10 notificate a minorenni, 8 stranieri. E arrivano le parole del capo della Polizia, Vittorio Pisani, intervistato da Virman Cusenza per «Gli Invisibili - Il potere che non si vede» su SkyTG24, che andrà in onda oggi. «Non siamo la controparte dei manifestanti, non siamo la controparte dei cittadini», dice Pisani nel faccia a faccia col giornalista. La funzione degli agenti, ricorda il numero uno della polizia, è garantire l’esercizio delle libertà e dei diritti, compresa dunque la tutela di chi manifesta, purché- va da sé- lo faccia pacificamente. La cartina di tornasole del ritorno del buon senso sarà oggi. Sperando che non sia un’altra giornata di vetrine infrante.

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