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Dimissioni, accuse e retromarcia: a Trani la sinistra riparte dalla stessa giunta

Galiano denuncia pressioni e rifiuta compromessi, poi ritira l’addio nell’ultimo giorno utile. Riconfermati tutti e nove gli assessori con le stesse deleghe. Sullo sfondo, l’inchiesta che coinvolge l’ex sindaco e il vertice di Amiu

Marco Galiano candidato del centrosinistra a Trani. Roma,12 maggio 2026 ANSA/UFFICIO STAMPA -NPK

Dimissioni irrevocabili, accuse agli alleati, appelli alla dignità. Poi il ripensamento e il ritorno di tutti al proprio posto. A Trani la sinistra ha impiegato settimane di tensioni e trattative per ritrovarsi con la stessa giunta di partenza: nove assessori, nessun volto nuovo, deleghe confermate. Il cambiamento, almeno nella composizione dell’esecutivo, può aspettare. Per il momento resta lo spettacolo di una coalizione capace di portare il Comune sull’orlo del commissariamento e di celebrare la ripartenza senza cambiare squadra.

Il protagonista è Marco Galiano, dirigente scolastico eletto sindaco a giugno con il sostegno di una maggioranza che comprende Pd, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva. Il 25 settembre presenta le dimissioni. Il 13 ottobre, quando mancano appena due giorni alla scadenza per ritirarle, pubblica una lettera che sembra chiudere ogni spiraglio. Il 15 ottobre arriva invece la revoca, nell’ultimo giorno utile. Il commissario resta fuori dalla porta e la sinistra tira un sospiro di sollievo.

A rendere politicamente ingombrante la retromarcia sono soprattutto le parole che l’avevano preceduta. Galiano aveva denunciato una fiducia compromessa e pressioni diventate insostenibili. Aveva descritto una maggioranza nella quale la qualità delle scelte rischiava di essere sacrificata alla necessità di accontentare tutti. E aveva escluso che bastasse sistemare qualche dossier, dalle scuole alle municipalizzate, per convincerlo a restare. La chiusura della lettera era inequivocabile: “La nostra città non ha bisogno di padroni. Solo di rispetto”. Una rottura presentata come questione di dignità personale e istituzionale, ben oltre un ordinario litigio sulle deleghe.

Poi qualcosa cambia. Nella conferenza stampa del 16 ottobre il sindaco difende la sincerità delle dimissioni e spiega di aver finalmente ricevuto il segnale atteso: “Ci siamo parlati davvero, per la prima volta in modo approfondito”. Restare, sostiene, è una scelta più difficile che andarsene raccogliendo gli applausi. Rivendica inoltre la lealtà di Carlo Laurora e Donata Di Meo, esponenti di Puglia Popolare, ed esprime la volontà di proseguire con la coalizione iniziale. La spiegazione c’è, dunque: un confronto politico che, secondo Galiano, ha riaperto la possibilità di lavorare insieme.

Resta da misurarne la portata. Perché il risultato della successiva ricomposizione è la riconferma integrale dell’esecutivo. Tornano anche i sei assessori che avevano lasciato l’incarico durante la crisi. Nessun ingresso, nessuna redistribuzione delle competenze. La continuità amministrativa è assicurata. Quella politica, dopo accuse tanto pesanti, richiederebbe qualche spiegazione in più. Se il problema riguardava i metodi e i rapporti di fiducia, quali impegni concreti impediscono che tutto ricominci al prossimo contrasto?

Il nodo riguarda l’intero centrosinistra tranese. Una maggioranza appena uscita dalle elezioni ha consumato in pochi mesi il rapporto con il proprio sindaco, fino a spingerlo a descrivere pubblicamente un’esperienza divenuta intollerabile. Sono serviti incontri, mediazioni e il pressing del Pd per arrivare al ripensamento. Una notevole quantità di energie spesa per ricostruire le condizioni minime della convivenza interna. Ai cittadini toccherà verificare se altrettanta determinazione sarà dedicata all’amministrazione della città.

Sullo sfondo resta poi una vicenda giudiziaria distinta, che rende ancora più delicato il contesto. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato il 30 settembre elenca nove indagati, tra i quali l’ex sindaco Amedeo Bottaro e l’amministratore di Amiu Gaetano Nacci. A Bottaro viene contestata l’omissione di informazioni durante un’audizione del 2022, in altri episodi figura invece come persona offesa da presunte calunnie. A Nacci è contestato il peculato per l’impiego, nel 2020, di personale e mezzi della municipalizzata nella sanificazione di una scuola privata barese frequentata dai figli. L’atto comprende inoltre contestazioni relative agli affidamenti dei lavori al cimitero e a presunte calunnie e pressioni. Accuse da accertare, non condanne, e va rimarcato che Galiano non compare tra gli indagati.

È uno sfondo che attraversa anche le attuali appartenenze politiche: Raffaella Merra, tra gli indagati e già assessora della giunta Bottaro, siede oggi in minoranza nell’area di centrodestra. Le responsabilità giudiziarie restano individuali e non vanno confuse con il giudizio sulla crisi amministrativa. Il problema politico del centrosinistra è già sufficientemente chiaro senza ricorrere alle carte della Procura.

Un sindaco può cambiare idea. Può anche decidere che una mediazione meriti un secondo tentativo. Ma dopo aver chiamato in causa dignità, pressioni e padroni, il semplice ritorno alla normalità non basta a dimostrare una svolta. A Trani le dimissioni sono state ritirate, gli assessori riconfermati e le deleghe riassegnate. La sinistra ha rimesso insieme la giunta. Ora dovrebbe spiegare che cosa, oltre all’intenzione di restare insieme, sia davvero cambiato.

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