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È allarme case popolari: sono sempre meno

Il sindacato degli inquilini: “Chi ha diritto all’alloggio non può fare domanda se non ha lo Spid. La Regione non collabora”

La sua casa agli abusivi, poi la beffa dell'Ater: "Occupane una pure tu"

È allarme case popolari. A lanciarlo il Sicet, il sindacato inquilini, che denuncia come nel 2025 a Milano su 17.300 domande siano state assegnate solo 992 case rispetto alle 1.870 previste. Il divario di 878 alloggi è composto da 389 di case gestite da MM (720 le assegnazioni previste contro 331 assegnati) e 839 per le case Aler (1500 le assegnazioni previste ma 661 gli alloggi assegnati). Un trend che arriva da lontano: dal 2021 al 2025 si registra un divario costante (nel 2021 il divario tra case da assegnare e case assegnate è di 1.195 mentre nel 2025 è di 878). La somma complessiva porta a 5.125 il numero degli alloggi non assegnati. Altro capitolo riguarda gli alloggi transitori e di emergenza: sono al momento 390 le famiglie in lista di attesa, 274 gli alloggi temporanei previsti nel 2026.

Cosa succede? Rispetto al piano annuale che viene stilato da Comune e Regione rispettivamente proprietari di case MM e Aler, sulla base degli alloggi in via di riqualificazione, gli appartamenti non sono disponibili nei tempi previsti. Stesso discorso per gli alloggi «di emergenza»: in questi casi le persone rimaste senza casa si trovano anche un anno senza un tetto. Spesso si tratta di persone sole anche perché i nuclei famigliari vengono divisi per trovare soluzioni temporanee «tampone» tipo ospitalità a casa di amici, compagni di scuola, associazioni o dormitori, se non direttamente per strada come succede spesso al capofamiglia.

Parallelamente diminuisce la disponibilità di alloggi di edilizia residenziale pubblica: dal 2021 al 2025 il patrimonio è calato di 1.687 unità passando dalle 64.609 del 2021 alle 62.922 del 2025. Cosa è successo? Quote di alloggi popolari vengono inseriti in un piano di valorizzazione. Tradotto: messi in affitto a canone calmierato o addirittura venduti. A questo si aggiunge la «fetta» di alloggi occupata abusivamente (circa 500), numero nettamente inferiore rispetto al passato mentre ammontano a 12mila gli appartamenti inagibili.

Per di più gli inquilini, nello specifico i cittadini più fragili, si trovano nella situazione paradossale di non poter fare richiesta per un alloggio perché sprovvisti di Spid. L’inconveniente era stato aggirato grazie a una convenzione gratuita siglata tra Regione e sindacati che consentiva alle persone prive di Spid di delegare ai sindacati degli inquilini questo compito. Il problema? Nel 2025 la Regione non ha rinnovato la convenzione nonostante i ripetuti solleciti. «La scelta della Regione è assolutamente immotivata e incomprensibile perché la convenzione non ha nessun costo per le istituzioni pubbliche» spiega Mattia Gatti, segretario generale Sicet Milano. Grazie alla convenzione il sindacato inquilini della Cisl ha potuto effettuare consulenze a distanza a persone malate e recarsi direttamente nei luoghi che ospitano chi vive in condizioni di grave disagio ed esclusione: dai dormitori ai centri di accoglienza, dalle carceri alle comunità.

A risultare gravemente discriminati sono in particolare gli anziani soli che non hanno supporti famigliari, gli utenti fragili che non sanno utilizzare questi strumenti e molte persone invalide. Per loro accedere alla piattaforma regionale che permette di presentare la domanda è praticamente impossibile.

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