Gli avvocati di John Elkann sono decisi a dare battaglia. È di una quarantina di pagine la memoria presentata ieri in udienza preliminare a Torino, nell’inchiesta che lo vede imputato per frode fiscale e truffa ai danni dello Stato nella vicenda della residenza italiana di sua nonna Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, morta nel 2019. Un capitolo della lunga battaglia per l’eredità dell’Avvocato condotta dalla madre di John, Margherita Agnelli de Pahlen.
Le eccezioni vanno dal tema della «indeterminatezza» dei capi di imputazione, alla tardività della iscrizione nel registro degli indagati del numero 1 di Stellantis fino alla «inutilizzabilità» ad avviso dei difensori- di numerosi documenti raccolti dalla procura nel corso delle indagini preliminari.
Si tratta dei due terzi dell’intero materiale d’indagine, tra cui mail e messaggi ritenuti molto significativi. Per quanto riguarda il primo punto, il pool di difensori di
Elkann, tra cui l’avvocato Paolo Siniscalchi, ritiene che la procura torinese non abbia chiarito con precisione le condotte nei confronti di Urs Von Grueningen, il notaio svizzero che - per via di un presunto inganno - depositò le dichiarazioni dei redditi di donna Marella, ritenute fraudolente dall’accusa. Per il professionista è stata chiesta l’archiviazione. Sulla questione del materiale rinvenuto nei dispositivi informatici, la difesa sostiene che non sia utilizzabile in quanto non sarebbero state rispettate le corrette procedure, anche sull’utilizzo di parole chiave.
Nella ricostruzione dei pm guidati dall’aggiunto Marco Gianoglio la residenza nella villa elvetica di Marella Caracciolo sarebbe stata un artificio per occultare al fisco italiano ingenti risorse finanziarie. Al centro dell’indagine, figurano una rendita vitalizia da milioni di euro e un patrimonio superiore al miliardo, distribuito tra opere d’arte, trust offshore e società lussemburghesi. Gli accertamenti riguardano nello specifico le dichiarazioni
dei redditi relative al 2018 e ai primi tre mesi del 2019, posizioni per le quali in un primo momento era stata avanzata richiesta di archiviazione. Gli inquirenti ipotizzano che l’avere simulato residenza oltreconfine abbia permesso di sottrarre all’Agenzia delle Entrate sia un’asse ereditario stimato in un miliardo di euro. Elkann aveva sanato la posizione nei confronti del Fisco versando circa 180 milioni, ma l’accordo con la Procura è stato stracciato dal gip.
La decisione della gup Irene Giani arriverà il 20 novembre. Margherita, autrice con i suoi legali dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta, non è parte civile contro il figlio per i reati fiscali. È stata invece ammessa invece per la parte del procedimento sugli assetti proprietari della Dicembre, la «cassaforte» delle società della famiglia.
