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“Genocidio, ”dal fiume al mare": le ossessioni nel suo profilo

I deliri social: per lui Hamas era “decolonizzazione” e il sionismo alleato del nazismo

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La «decolonizzazione» e il genocidio, la libertà «dal fiume al mare», il sionismo come nazismo. Nelle pagine di Youssef Siher, il 30enne fermato ieri come mente del Movimento 17 ottobre, compaiono tutte ma proprio tutte - le parole d’ordine dell’ossessione collettiva pro Pal, Non appare come un esaltato da barricate, Siher, piuttosto un distinto propagandista dell’intifada globale, un propagatore della narrazione pro Pal, la stessa che poi ha riempito le piazze europee e italiane dell’odio anti-Israele.Legittimazione del terrorismo in Medio oriente, slogan «antisionisti» in Occidente: queste le coordinate del discorso pubblico portato avanti anche dal 30enne di origini marocchine, così come dagli altri più attempati «cattivi maestri». Ed è un discorso che Siher non ha solo intonato, come molti altri, ma che ha contribuito a concepire, martellando subito, già all’indomani del 7 ottobre, sulla propaganda che poi sarebbe diventata dilagante in Occidente: un’ossessione collettiva appunto.Prima, si era molto occupato del caso di Khaled el Qaisi, uno studente arrestato da Israele al valico di Allenby. E aveva anche condiviso un’interrogazione di Nicola Fratoianni. Poi col 7 ottobre è esploso il riflesso dell’odio contro Israele. «Io sono palestinese» proclamava con orgoglio l’8 ottobre su facebook. Ma già il giorno degli attacchi, su «x», aveva citato la Risoluzione Onu che «riconosce» «la legittimità della lotta dei popoli per l’indipendenza», «con tutti i mezzi disponibili, inclusa la lotta armata». Il terrorismo per lui è «decolonizzazione». Il 9 ottobre già parlava di «sterminio». Il giorno dopo, una sorta di analisi delirante su un sionismo immaginario visto come alleato del nazismo per colonizzare la mitica Palestina. Una farneticazione funzionale all’equazione sionismo-nazismo. Sempre il 7 ottobre paragonava Israele al Reich. Il 15 ottobre Siher già condivideva la foto della bandiera palestinese all’Università di Napoli. A novembre inneggiava alla «Palestina dal Fiume al mare». E lo scriveva pure a Elon Musk. Il 25 novembre, già c’era il «genocidio». Commentando l’uccisione di un riservista italo-israeliano, nel 2024 scriveva: «Alhamdulillah», ovvero Grazie a Dio. Esaltava i martiri: una radicalizzazione sui generis. Sognava un «soggetto rivoluzionario» esterno all’Occidente, Siher. E quindi la questione palestinese come avanguardia. Le stesse cose che molti pensano. Siher è passato ai fatti. «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete» la sinistra minaccia del 2025.

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