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Gli infiltrati dietro i cappucci: black bloc dall’estero e no Tav

La regia nazionale è quella di Askatasuna. La pg di Torino: “Hanno l’egemonia”

Manifestazione contro il caro vita a Torino sabato 17 ottobre 2026. (foto by Daniele Solavaggione/LaPresse) Demonstration against the high cost of living in Turin saturday 17 october 2026 (Photo by Daniele Solavaggionei/Lapresse)

C’è Torino, l’avanguardia della violenza di piazza. Da esportare e replicare anche a Milano, Bologna, Roma. L’obiettivo è sempre lo stesso: il caos. Il metodo anche: travisamento, distacco improvviso dal serpentone del corteo, attacchi e rapide ritirate. Le armi pure: bottiglie, sassi, spranghe, fumogeni, bombe carta. Le tattiche da guerriglia urbana sono più o meno improvvisate. Come quelle che si ripetono in queste ore e che hanno come protagonisti presunti giovani e giovanissimi, su cui ora si procederà con identificazioni e accertamenti. Le inchieste degli ultimi anni ci hanno però già restituito come dietro alle piazze violente ci siano, seppur frammentati, pezzi di antagonismo organizzato, regie più o meno esplicite, ideologie che soffiano sempre di più sulla rabbia di minorenni pronti a «fare casino». Con un denominatore esplosivo di marginalità, disagio ed estremismo.Torino è il laboratorio dell’antagonismo internazionale. Una prima linea che riesce ancora a far confluire elementi provenienti dall’estero nella madre di tutte le battaglie, quella contro la Tav. Le indagini hanno spesso fotografato la regia e il coordinamento del centro sociale Askatasuna - diversi suoi esponenti sono ancora imputati a Torino nel processo d’appello per una presunta associazione a delinquere da cui erano stati assolti in primo grado. La realtà torinese da trent’anni richiama rinforzi da Francia, Germania, Grecia.Sempre alcuni attivisti di “Aska” sono tra i destinatari delle misure cautelari ottenute nei giorni scorsi dalla Procura di Torino per gli scontri del 31 gennaio scorso. E a luglio, dopo il violento attacco al cantiere Tav di Chiomonte da parte di un blocco nero da 700 incappucciati armati di molotov, erano stati fermati anche due manifestanti di nazionalità tedesca. Per dirla con le parole della procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti «assistiamo, ormai da trent’anni, al monopolio di Askatasuna. Recenti operazioni hanno consentito di dimostrare che i militanti hanno conquistato l’egemonia nazionale del circuito autonomia e contropotere, hanno strutturato una progettualità volta ad innalzare la conflittualità contro le istituzioni.Hanno realizzato una struttura organizzativa complessa, hanno capacità di mobilitazione a livello nazionale, con l’uso dei social, di forze provenienti da tutta Italia». Ed ecco il legame sottolineato dal magistrato, con i giovanissimi, anche minori, sempre di più protagonisti di violenze di piazza: «Torino è tristemente nota per la pericolosa capacità di attrarre soggetti di minore età, reclutati e istruiti». La commistione di tutto questo «genera eversione di piazza», mentre la pianificazione dei disordini corre anche sul web, attraverso tik tok, gruppi telegram. Le forze di polizia monitorano però pure le manifestazioni al Sud, contro il caro carburanti. Non nasconde i suoi timori di infiltrazioni malavitose Paolo Usgé, presidente della Federazione autotrasportatori italiani, che al Qn rivela di aver ricevuto «testimonianze tutte da capire, di Tir in viaggio da Nord a Sud che sono stati bloccati da misteriosi personaggi e costretti a fermarsi in autostrada». Ipotesi non suffragate. Di certo dietro il caos non c’era una mobilitazione dei sindacati, né una sigla. Ma soggetti autonomi. Anche per questo, stando a quanto riporta Repubblica, si sarebbe acceso il faro della nostra intelligence. Per il rischio che diventi un terreno di chi su quella protesta vuole soffiare, e prenderne il controllo.

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