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Interni

I musulmani gettano la maschera: “Saremo con la sinistra”

Il fondatore Ucoii sostiene il campo largo: “Boicottare Israele, no riarmo”

Imam Il leader islamico Hamza Piccardo

Il momento dell’alleanza tra la sinistra parlamentare e gli islamisti è arrivato: Roberto Hamza Piccardo indica all’opposizione le condizioni per ottenere il sostegno delle comunità musulmane. Lo stesso Piccardo che aveva fatto leva sui voti degli islamici in vista del referendum sulla giustizia. Dalla politica estera alla libertà religiosa, fino alla presenza nelle istituzioni, prende forma una strategia di rappresentanza che punta a trasformare il consenso religioso e associativo in peso elettorale. L’alleanza viene proposta apertamente da Piccardo, uno dei fondatori dell’Ucoii (l’Unione delle Comunità Islamiche italiane), che ha pubblicato su La Luce, il sito diretto dal figlio Davide, un appello: «Un’alleanza alle urne: musulmani e sinistra a confronto». Delinea una strategia politica, stabilisce condizioni per il sostegno elettorale e invita le organizzazioni musulmane a costruire rapporti permanenti con partiti, sindacati e movimenti pacifisti. Esattamente quello che da anni raccontiamo, ma che veniva derubricato a «islamofobia». Ma era solo il disegno dell’Islam politico. La religione come strumento per ottenere il consenso e poi il potere. Piccardo affronta le contraddizioni dell’alleanza. Riconosce che tra una parte della sinistra e i valori religiosi islamici esistono profonde divergenze, soprattutto sulla famiglia. Ma propone di accantonarle sul terreno elettorale: «La politica non è un esame di affinità spirituale», scrive, richiamando anche un precedente della tradizione islamica per giustificare la collaborazione con soggetti di diversa fede e sostenendo che non c’è una convergenza di valori. Siamo davanti solo a un accordo fondato su obiettivi politici condivisi. E la comunità islamica è conscia di poter trovare terreno fertile solo in quella sinistra che ha aperto loro le porte del Parlamento, tavoli istituzionali, che li ha legittimati in assenza di un’intesa con lo Stato italiano. Intesa a cui loro stessi vogliono fuggire, mettendo quest’ultima come una delle tre condizioni per giungere all’accordo. Si chiede una riforma della libertà religiosa che superi l’attuale sistema delle intese, garantendo luoghi di culto, riconoscimento dei ministri religiosi e rispetto delle prescrizioni islamiche. Senza che l’Islam debba quindi accettare quanto previsto dall’articolo 8 della nostra Costituzione. Le altre due istanze: la prima riguarda la Palestina. Condanna delle operazioni israeliane a Gaza, sanzioni, sospensione degli accordi di cooperazione e blocco della vendita e del transito di armamenti. La seconda è l’opposizione al riarmo europeo, che Piccardo collega alla prospettiva di un conflitto con la Russia. Un programma che si sposa con il punto di vista del Movimento 5 Stelle e con Avs, molto meno con l’ala riformista del Partito Democratico.

Invita a «Costruire rapporti stabili con le forze democratiche», oltre che con l’associazionismo laico. Chiede inoltre di formare una generazione di musulmani italiani capace di conoscere le istituzioni e parteciparvi direttamente. Il progetto non si esaurisce nell’indicazione di voto: punta a consolidare una rete di interlocuzione politica e sociale.

Del resto, l’idea non nasce oggi. Già nel gennaio 2026 Davide Piccardo e il predicatore torinese Brahim Baya avevano discusso pubblicamente della necessità di rendere le comunità musulmane più consapevoli del proprio peso elettorale. Dalla rivendicazione dei diritti religiosi alla definizione di condizioni elettorali, fino alla proposta di costruire rapporti stabili con sindacati e movimenti, il percorso è esplicito. C’è una proposta, formulata pubblicamente da uno dei protagonisti storici dell’associazionismo islamico italiano. E una frase che ne riassume il significato: «Un’alleanza non è una cambiale in bianco». Il sostegno elettorale, nella prospettiva di Piccardo, dovrà essere negoziato sulla base di impegni precisi.