Se vai in casa di altri, e non sei gradito, devi avere la sensibilità di fare un passo indietro. Soprattutto se in quella casa si piange un lutto, e se i motivi per cui sei sgradito, sono reali e fondati.
È questo, in sostanza, il giudizio dello scontro Anpi-Comunità ebraica dà la Fiap, la Federazione Italiana delle associazioni partigiane che custodisce l’eredità della prestigiosa tradizione resistenziale azionista e liberalsocialista.
Fiap parla per bocca della sua vicepresidente Bianca Cimiotta Lami, che stamani a Roma ha partecipato alla commemorazione delle vittime del rastrellamento nazista del 16 ottobre 1943, cerimonia da cui l’Anpi è stata allontanata dagli ebrei romani, che all’Associazione dei partigiani comunisti rimproverano “compiacenza” verso l’odio pro Pal, un odio diretto verso Israele, che ha investito tutto il mondo ebraico.
Lo scontro si è consumato nel quartiere ebraico della capitale, proprio nel luogo in cui, 83 anni fa, le camionette portarono via 1.023 italiani ebrei, di cui solo 16 fecero ritorno. È quella la “casa” degli ebrei in cui, secondo la Lami, la maggiore delle organizzazioni combattentistiche avrebbe dovuto mostrare maggiore sensibilità, aderendo all’invito della Comunità ebraica che aveva chiesto ai dirigenti Anpi di non intervenire.
La Fiap ha smentito le ricostruzioni secondo cui sarebbe andata via in segno di “solidarietà” con l’Anpi. Anzi, ha proposto di allontanare tutti i gonfaloni per “disinnescare la tensione”. “Abbiamo partecipato come sempre e sarebbe stato importante che tutto fosse andato nel modo più giusto – spiega la vicepresidente – L’Anpi ha ricevuto un messaggio, giusto o sbagliato, condivisile o meno non importa in questo momento. Era il messaggio di chi lì sta piangendo i suoi morti. Nonostante questo, ha pensato di intervenire lo stesso e questo ha creato una situazione molto complessa. Per disinnescarla, e dar corso alla cerimonia, con Andrea di Veroli di Aned abbiano proposto di allontanarci tutti”. “In quel momento – osserva – stiamo ricordando le vittime del rastrellamento e della deportazione. Riguardava tutti, quindi, ma soprattutto coloro che quella storia ce l’hanno sulla pelle. E noi eravamo a casa loro. Quindi non so se sia giusto dire ‘non siete graditi’, ma forse se dico che a casa mia preferirei che tu non venissi, se tu hai sensibilità fai un passo indietro”.
E un passo indietro avrebbe evitato l’esplosione di una tensione che, tra Anpi e mondo ebraico, da mesi e anni sta salendo. “C’è stato un incontro per riaprire il dialogo – ricorda la vicepresidente – e ha prodotto un comunicato molto equilibrato, da cui l’Anpi di Roma ha subito preso le distanze contestando il nazionale”. “Di fronte ai continui ostacoli, al continuo affiancamento dei pro Pal, in questo momento di riesplosione dell’antisemitismo, mi pare una questione di buon senso. Ciò che è accaduto è il risultato di questo clima”.
E, a proposito di clima, è anche il merito della linea Anpi che suscita a dir poco perplessità dentro la Fiap. “Io penso che si debba dire basta all’affiancamento dell’estremismo pro Pal. Ed è ora di verità. Per noi, quello di Hamas è terrorismo e ci piacerebbe che questa cosa si dicesse forte e chiaro, una volta per tutte”.
Il sit in a Montecitorio, in cui sventolavano le bandiere di Hezbollah e del regime iraniano è sembrato l’ultimo episodio di intollerabile ambiguità di una sinistra che non riesce a dire parole chiare contro l’odio e spesso confonde il fanatismo anti-Israele per “resistenza”. “Tutte quelle vergognose bandiere di pace non hanno proprio niente – conclude Bianca Lami - Per essere testimoni della resistenza ci vuole coraggio delle idee e delle scelte, altrimenti è opinione di massa che accontenta i molti per non dispiacere e per non perdere consenso. Per prima cosa serve coraggio contro il terrorismo, poi parliamo di tutto”.
