La favola del gas russo a basso costo finisce nel mirino di Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni passa al contrattacco contro chi invoca il ritorno alle forniture di Mosca come soluzione al caro energia, mettendo nel mirino soprattutto Movimento 5 Stelle e Futuro Nazionale. Una ricetta apparentemente semplice, ma che secondo un report elaborato dall’Ufficio studi dei gruppi parlamentari di Camera e Senato nasconde una realtà ben diversa: riaprire i rubinetti russi non significherebbe abbassare le bollette degli italiani, ma soprattutto aumentare gli incassi del Cremlino.
Intitolato “Smontiamo la retorica del gas russo a basso costo”, il documento contesta innanzitutto l’equazione tra forniture russe e risparmio per famiglie e imprese. Il nodo è il meccanismo di formazione dei prezzi. Il gas, indipendentemente dalla sua provenienza, risente delle quotazioni del TTF, il mercato europeo di riferimento. E il fatto che quello russo possa avere costi di estrazione e trasporto inferiori non si traduce automaticamente in un vantaggio per i consumatori.
A chiarire il concetto è stato l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi: “Siccome il gas va al TTF e prende il suo valore, se il gas russo costa 1 e lo vende a 10, 9 sono per loro”. Tradotto: a beneficiare dei minori costi di produzione sarebbe soprattutto chi vende il gas, non necessariamente chi lo acquista. Del resto, ricorda FdI, anche quando l’Italia dipendeva pesantemente da Mosca le bollette erano tutt’altro che leggere.
I numeri fotografano il cambiamento degli ultimi anni. Nel 2021 circa il 40 per cento del gas importato dall’Italia arrivava dalla Russia. Oggi - secondo i dati relativi al 2024 richiamati nel documento - i principali fornitori sono Algeria (39,16%), Azerbaijan (17,31%) e Qatar (11,52%), mentre quasi tutto il GNL è giunto da Qatar (47%), Stati Uniti (35%) e Algeria (13%). Una diversificazione rivendicata con forza dal governo Meloni.
Ma è soprattutto sul piano politico che la nota affonda il colpo. “Chi oggi chiede di tornare al gas russo o è in malafede ed ha obiettivi diversi (nazionali o internazionali) o non sa come funziona”, si legge nel documento. Un’accusa pesante rivolta a chi, secondo FdI, continua a proporre scorciatoie irrealistiche per raccogliere consenso. La ripresa delle forniture russe, infatti, non produrrebbe una riduzione dei prezzi almeno per diversi anni, finendo invece per rimpinguare le casse di un Paese impegnato nella guerra contro l’Ucraina.
“Non vogliamo pensare che chi invoca di percorrere questa strada lo faccia per far arricchire la Russia, che utilizza i proventi dei mercati energetici per foraggiare una guerra illegale che si scaglia sempre di più sui civili inermi. Vogliamo pensare che sia solo una proposta dettata dalla non conoscenza del funzionamento dei mercati dell’energia e dalla smania pre-elettorale”, si legge ancora.
La maggioranza indica quindi un’altra strada: intervenire sui meccanismi che pesano sulle bollette - a cominciare dal sistema europeo ETS - e proseguire il confronto con Bruxelles per ridurre l’impatto del gas sul prezzo dell’elettricità. Il governo rivendica inoltre i provvedimenti già adottati contro il caro energia e la flessibilità ottenuta in sede europea.
Insomma, per Fratelli d’Italia la soluzione non è tornare a dipendere da Putin. E il messaggio alle opposizioni è piuttosto chiaro: promettere bollette più leggere riaprendo i gasdotti russi può funzionare come slogan elettorale. Molto meno come politica energetica.
