Spunta una sigla, finita sotto i fari della sezione Antiterrorismo della Procura di Napoli, nel Movimento 17 ottobre, che oggi si ritroverà nelle principali piazze italiane, dopo lo scorso week-end di devastazioni e attacchi alla polizia. Non c’è solo la pista islamica nella regia degli scontri. Ma anche un «filo eversivo» che mette insieme pezzi del mondo studentesco e nostalgici del terrorismo rosso. Si tratta del movimento «Autonomia studentesca e culturale», emanazione universitaria del partito dei Carc. Queste due entità, Carc e Autonomia studentesca e culturale, che dai propri profili social appoggiano gli assalti dei Maranza a Milano, invitando alla rivolta, sono finite in un’informativa della Digos che il Giornale è in grado di rivelare. Agli atti del fascicolo, in mano al pubblico ministero della sezione antiterrorismo di Napoli Maurizio De Marco, ci sono intercettazioni che rivelano il tentativo di queste sigle di sovvertire attraverso mobilitazioni di piazza l’ordine democratico. In particolare, gli inquirenti appuntano una telefonata tra Chiara Pastacaldi, responsabile Lavoro del partito dei Carc, e Vladimir Guerra, altro attivista delle due sigle, in cui parlano di una potenziale guerra rivoluzionaria da sviluppare in tre fasi: «La teoria della guerra popolare rivoluzionaria prevede tre fasi, la prima fase è l’accumulazione delle forze rivoluzionarie, la seconda e terza è quella dell’equilibrio strategico». Nelle conversazioni gli appartenenti al partito del Carc e del movimento Autonomia studentesca e culturale contestano la strategia delle Brigate rosse che si è rivelata un fallimento in quanto «hanno tentato di scatenare una guerra civile senza una ponderata valutazione delle forze in campo». Da qui l’operazione di creare un movimento di massa, tra studenti, islamici, maranza. Chat e intercettazioni che rievocano anni di sangue e che fanno scattare l’allarme se si pensa che queste sigle rappresentano oggi l’ossatura del Movimento 17 ottobre. E poi ancora, scorrendo le carte della Procura, nei messaggi delle due organizzazioni si fa riferimento ai brigatisti storici: «Compagna Mara (Cagol) celiamo in noi il tuo ricordo. Che mille braccia si protendano per raccogliere il tuo fucile». Margherita Cagol è stata tra le fondatrici delle Brigate Rosse. Nella informativa della Digos la polizia ricostruisce la campagna di «reclutamento tra gli studenti da trasformare in combattenti». Carc e Autonomia studentesca e Culturale (sotto indagine per eversione) sostengono le piazze di oggi: «Non si fanno divisioni tra manifestanti buoni e cattivi, tra “pacifisti” e presunti “infiltrati», rilanciano dai profili social.
