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Interni

Scontri a Milano, Francesca Albanese minimizza: solo “vetrine rotte”

Viaggi e missioni della relatrice Onu finanziati con oltre 2,5 milioni di dollari

Rivoluzionaria Francesca Albanese relatrice Onu

«Vetrine rotte». Si occupano di «vetrine rotte» - sostiene - invece che di proteste «cariche di dolore». Così alla fine ha parlato anche lei. Si era si era trattenuta a fatica, Francesca Albanese, di fronte alle scene di devastazione di Milano. Non aveva commentato in alcun modo, la relatrice Onu. Eppure in precedenza aveva a lungo evocato (e invocato) la «lotta globale» e «la resistenza» contro «questo ultracapitalismo sfrenato» - insomma deliranti scenari rivoluzionari. In questi giorni, però, no. Quando è scoppiata in Italia l’«intifada dei maranza», Albanese si era concentrata sulla sua solita propaganda a base di «genocidio e apartheid». E quel silenzio sugli scontri era comunque considerato un passo avanti rispetto alle parole sciagurate che aveva riservato all’irruzione violenta degli antagonisti nella sede della Stampa, un anno fa.

Ieri invece Albanese ha deciso di rompere l’insolito riserbo. E lo ha fatto unendosi all’analisi che - dimenticando gli agenti feriti e i danni alle attività - minimizza le devastazioni. Ed ecco cosa ha visto: «La stessa strategia mediatica usata per coprire i crimini in Palestina (nega e defletti) viene usata per oscurare le colpe di governanti che hanno rubato il futuro a milioni di italiani. Dinanzi a proteste cariche di dolore, si parla di vetrine rotte, e si reprime ancora di più».

Nel frattempo la sua «bestia nera», la ong filo-Israele «Un Watch», ha presentato un rapporto - in Italia rilanciato dall’associazione «Setteottobre» - contenente un monitoraggio completo del «sostegno esterno» finanziario e in natura fornito agli incaricati speciali Onu nel periodo 2016-2025. Nel rapporto, visibile in rete, risulta che missioni e iniziative della Albanese (comprese quelle in Italia) abbiano ricevuto - tra assistenza e sostegni «in natura» - finanziamenti per circa 2,5 milioni di dollari da varie enti e istituzioni. Si parla università americane ed europee (anche Pisa) ma anche di associazioni del network pro Pal.

Secondo «Un Wacth», a volte il sostegno non era segnalato, e a volte non lo era il «donatore». «Tra chi ha pagato i viaggi - sottolinea Setteottobre - ci sono anche Al Jazeera, la televisione del Qatar, e molte associazioni pro-palestinesi». «Il caso più documentato è il tour in Australia e Nuova Zelanda di novembre 2023, un mese dopo il 7 ottobre». Dati e vicende che fanno luce sull’influenza e sulla portata del movimento pro Pal, diventato mediaticamente e politicamente egemone in Occidente.