La logica è quella della «caccia al tesoro», con i luoghi di ritrovo tenuti nascosti fino a pochi minuti prima della manifestazione. Poi l’annuncio su Telegram e Tik tok con orari scaglionati in modo da poter gestire i diversi «fiumi che confluiscono» (così li chiamano i cortei) e rendere il più possibile difficile la vita e il lavoro degli investigatori. C’erano un volta i cortei del sabato più o meno partecipati, più o meno violenti ma comunque autorizzati e concordati negli orari e nei percorsi con la Questura e saranno sempre meno.
La nuova stagione della «rivoluzione» corre sulla rete, nel tam tam dei social, e cambia la tattica e un po’ cambierà anche i weekend della città. «Almeno fino a Natale la musica sarà questa...» si lascia scappare qualche investigatore e obbligherà la Celere, i battaglioni dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, i parà e i ghisa a farei salti mortali per rincorrere gruppi e gruppuscoli più o meno organizzati di manifestanti che scorrazzano in città come nuovi predoni. Obbligherà la Digos a gestire allarmi veri o «fake» che poi cambia il giusto perché il fine quasi sempre è quello di alzare a tensione.
Così è andata anche ieri quando, poco prima delle 15, è scattata l’allerta per il possibile ritrovo di gruppi di manifestanti in piazza Cadorna. Qualcuno si è presentato, pochi: erano qualche decina e fortunatamente nulla è successo. Ma la pressione resta, la capacità di creare scompiglio anche con un protesta che pare ormai sempre più «frastagliata» e quindi complicata da gestire. Sabato nelle vie e nelle piazze di Milano a protestare c’erano diecimila persone e tra loro c’era un po’ di tutto: Giovani palestinesi, Movimento 17 Ottobre, studenti, ProPal, anarchici, ultras delle curve, Articolo 52, Centri sociali. Mondi diversi e spesso distanti che le forze dell’ordine devono tenere sotto controllo ma soprattutto non far entrare in contatto. L’attività di controllo messa in campo dalla Questura nel fine settimana, per evitare scontri durante i cortei ha complessivamente portato all’accompagnamento in via Fatebenefratelli di 196 persone di cui 171 sono state sottoposte al fermo di prevenzione di polizia; 3 le persone arrestate e 44 quelle denunciate. In tutto sono state identificate 2.921 persone. Gli approfondimenti hanno portato la Polizia a emettere 34 Dacur relativi al divieto di accesso a specifiche aree urbane o esercizi pubblici, 5 fogli di via obbligatori dal comune di Milano, due ulteriori Dacur relativi a divieti di accesso alle aree urbane per violazioni di allontanamento e 26 Daspo per comportamenti a rischio legati a manifestazioni ed eventi. Quasi un «bollettino di guerra» per una città che nei week end in centro era abituata alla folla dello shopping, ai turisti e allo «struscio» e nei giorni scorsi s’è ritrovata improvvisamente impaurita e sotto assedio con le vetrine protette da pannelli di truciolato e coni Lince della Folgore a presidiare Piazzetta Reale. Un’altra «normalità» e un altro mondo a cui, piaccia o no, bisognerà prendere le contromisure. Soprattutto gli investigatori che però , prima di essere costretti a rincorrere, provano a intercettare con la Digos che nei giorni scorsi, solo in Lombardia, ha effettuato oltre 150 perquisizioni e ha identificato centinaia di giovanissimi che si muovono nell’area di questa nuova protesta.
Si delinea quindi un quadro un po’ diverso rispetto a quello della rivolta improvvisa, violenta e spontanea dei «maranza» che dalle periferie erano veniti in centro a saccheggiare la città. Un vero e proprio canale organizzato di violenza urbana, orchestrato da chi sfrutta il disordine e il disorientamento dei giovani alimentando un’illusoria sensazione di impunità. E con tutto ciò si dovranno fare i conti.
