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La Cgil tifa maranza. Sinistra schiava dell’imam Landini

Ha firmato contratti da fame e rilancia la rivolta: “Reagiamo”. Le opposizioni vogliono sfruttare i disordini

Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, durante l'assemblea di programma della Cgil ''Il futuro � adesso��, Roma, 6 novembre 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI

Toglietevi le scarpe, stendete il tappeto e rivolgetevi alla Mecca, pardon a Landini. Rispetto per la Moschea Cgil! Shhh, silenzio, inizia il sermone. Dall’articolo 18, per cui Cofferati portava in piazza i lavoratori, alla 18esima Sura del Corano, prevista il venerdì, giorno in cui l’imam di Castelnovo ne’ Monti convoca in piazza i fedeli. Anche per gli infedeli, come gesto ecumenico, il pro Pal Landini ha firmato 22 contratti collettivi sotto i 9 euro all’ora: 5 ai vigilantes, 7 per gli operai agricoli, 8 per chi fa le pulizie. Il Maurizio furioso però ne ha dovuti scucire 96mila a un ex funzionario della Cgil a cui la Cgil aveva negato il Tfr, e l’impresa poteva riuscire solo alla guida spirituale. La quale nel 2023 ha preannunciato lo sciopero generale a luglio, quando la manovra non era stata scritta nemmeno sulla sabbia. Quest’anno, per dare un certo peso alle rimostranze, ha dichiarato che «fa schifo», ma va detto che l’ha fatto appena un paio di settimane prima che fosse pronta.

In preghiera, inginocchiati, ci sono pure i leader della sinistra: Elly da Lugano, Giuseppe da Volturara Appula sebbene devoto di Padre Pio, Bonelli e Fratoianni dalla Bonelli&Fratoianni. Sono adepti del landinismo, anche se a qualcuno non sta bene tutto. Ma hanno capito che il vecchio segretario della Fiom quello nuovo, in scia, indossa la kefiah è all’ultima grande piazzata contro il governo. Lo sciopero generale del 20 novembre va cavalcato il più possibile, ovviamente senza le bandiere di partito per non assumersi la responsabilità politica di quello che succederà.

Il Landini, che a differenza del trattore non serve ai lavoratori, dalla moschea ieri mascherata da assemblea del sindacato avverte: «Non sarà uno sciopero per la Cgil, come qualcuno sta dicendo». Ha ragione: non sarà per gli iscritti alla Cgil, ma preparato per le migliaia di zucche vuote con e senza kefiah che attaccheranno le forze dell’ordine e spaccheranno le città. Il segretario-imam rilancia: «Queste due settimane che abbiamo davanti sono importantissime, dobbiamo fare assemblee, tornare a fare volantinaggi, parlare con le persone. È il momento di reagire, di non stare a guardare e di mettersi in movimento». Landini accusa il governo di averlo convocato troppo tardi, ma qualcuno potrebbe obiettargli che è lui troppo in anticipo, non per risolvere i problemi degli operai, si capisce. E ancora: «Evitiamo di avere atteggiamenti paternalistici verso le nuove generazioni. Lo dico nel loro rispetto, ma anche nel nostro», e delle vetrine. «Grazie ai giovani, sono un elemento di rottura». Appunto. È lo stesso Landini il cui sindacato, tra il 2023 e il 2024, ha donato 236mila euro all’Unione degli Universitari e alla Rete degli Studenti, gli stessi che coi pro Pal coccolati dalla sinistra manifestano contro il caro affitti anche se vivono a 30 chilometri dall’università, come ha confessato la prima leader dei tendini. Landini a ottobre ha casualmente manifestato con loro. Nel 2023, ultimo bilancio online, la Cgil in scioperi e proteste ha speso 2 milioni 262mila euro. La Sura 18 è «La Caverna». Il venerdì landiniano è «La Piazza». Inshallah(ndini).

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