Devastazione e saccheggio a Milano, blocco stradale al Sud: è questa la prima sintesi che andrebbe anteposta a ogni «dimensione planetaria delle manifestazioni» come l’hanno definita l’altra sera in Tv. E questa sintesi l’hanno fatta la magistratura e la polizia giudiziaria, non politici e giornalisti lanciati in analisi mondialistiche: toghe e polizia sono partite semplicemente dai reati, che sono, ripetiamoli, devastazione e saccheggio a Milano (è raro siano contestati per manifestazioni) e blocco stradale al Sud (più ordinario) a cui peraltro, nel secondo caso, è già seguita una risposta governativa. Il resto è stato un minestrone mediatico in cui ciascuno ha infilato ogni ingrediente gli facesse comodo: il carovita, le scarpe, Trump, le guerre, Gaza, i rapper, il governo, le mamme, gli affitti, gli anni Settanta, quello che volete, la scusa è che la globalizzazione interconnette tutto e quindi sapete com’è, serve una lettura planetaria, quindi c’è da mettere insieme un undicenne eterodiretto da Tik tok con un camionista eterodiretto dal prezzo della benzina. Risultato: un mischione, qualcosa che assomma anche fenomeni totalmente diversi tra loro e che la politica e i media dovrebbero analizzare, distinguere, invece no, una zuppa sola, gli affitti come se la Spagna fosse l’Italia, i casini a Parigi come se fossero a Cinisello, il problema del lavoro scambiato per un diritto ai soldi, e, in generale, dei possibili principi di emulazione (tutti da dimostrare) scambiati per una fotocopia identica dappertutto. I punti in comune esistono, ma le differenze esistono anche di più. A Milano erano tutti concentrati sulle presunte cause (i problemi dei giovani) anziché sulle conseguenze certe (chi spacca e chi ruba) e al Sud erano tutti concentrati sulle conseguenze (le mozzarelle che mancano) dopo che avevano ignorato le cause: perché le immagini delle devastazioni meneghine facevano più ascolti.

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