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La resa della prezzemolina Salis: “Non sarò la federatrice”

L’annuncio alla presentazione del suo libro. Ha capito che non ha spazio e non vuole bruciarsi

Silvia Salis alla prima puntata di Che Tempo Che Fa negli studi La Nove di via Feltre, Milano 11 Ottobre 2026 ANSA/MATTEO CORNER

Va ovunque e quando va anche a Genova, dov’è stata eletta un anno e mezzo fa per fare il sindaco, organizza festival techno e vieta agli Alpini di sfilare coi muli, cosa mai accaduta prima. Ma prima Silvia Salis non aveva mai fatto il sindaco. Si è candidata a tutto o quasi, soprattutto a Palazzo Chigi, senza aver fatto quasi niente tranne aver lanciato il martello con ottimi risultati nessun legame con la «Banda del martello» che evoca un’altra Salis e innalzato diverse gabelle comunali, colpa di quelli che c’erano prima, si capisce.

Domenica scorsa la Salis non Ilaria era in tivù da Fazio a presentare il suo libro a Che tempo che fa, e chissà se avrà il tempo di dedicarsi ai concittadini. Ieri «È già domani» l’ha presentato alla Feltrinelli di Milano. Domenica prossima la madonna pellegrina verrà portata a Firenze. Poi a Bologna e avanti così fino a Natale, con ripresa dopo l’epifania. «Questo libro», scrive, «nasce per raccontare il giorno in cui non ti domandi più dove stai andando, ma ci vai e basta, perché il domani non aspetta, arriva e ti guarda in faccia. E il domani, l’ho imparato bene ormai, inizia sempre oggi». Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?

Scusi, noi siamo in quattro... come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio?

Ormai tutti i leader, liderini e aspiranti tali scrivono un libro o se lo fanno scrivere per lanciare la propria campagna elettorale, ma il sogno di gloria si è infranto, e ci arriviamo. Roberto Speranza di libri ne ha scritti due: nel primo spiegava come aveva sconfitto il Covid, e l’indomani ha dovuto ritirarlo dalle librerie (il libro, non il Covid). Recentemente ne ha pubblicato un altro in cui ha sbagliato a citare gli articoli della Costituzione, ma l’ex pallidino di Liberi e Uguali non può azzeccarle tutte.

La Salis di Genova, teatrale ma non come la proverbiale pausa di Elly e sposata col regista Fausto Brizzi (ieri supervisore della presentazione), è sostenuta dal mondo renziano e da altri riformisti. Lei voleva fare le scarpe alla Schlein alla quale sul Corriere aveva detto che non è una leader. «Conferma?», le chiede il Giornale. Lei fa marcia indietro: «Ho detto che in questo momento il campo largo non ha un leader, non che non lo sia la Schlein». La segretaria dem si è imbullonata al Nazareno fino alle elezioni, dunque alla Salis non è rimasto che chiamarsi fuori: «No, non parteciperò alle primarie, non farò la federatrice. Il mio sostegno è totale al centrosinistra e come sindaci faremo tutto quello che potremo fare e non è poco».

Altra marcia indietro. Sempre al Corriere aveva detto che «il centrosinistra ha elaborato anticorpi potentissimi contro la vittoria». Questa la nuova versione: «Non intendevo la sinistra di oggi, è una cosa che va avanti da decenni». In prima fila, di fianco a Brizzi, c’è l’avvocato-attivista Lgbt Cathy La Torre.

Torniamo alla Salis. «Quindi», le chiediamo, «se la Schlein vincerà le primarie la sosterrà? Certo». E se le vince Conte? «In quel caso sosterrò lui». L’ex lanciatrice del martello ha capito, o qualcuno deve averglielo spiegato, che aveva spinto troppo. L’inversione di marcia potrebbe essere una mossa tattica per non bruciarsi e tenersi comunque pronta qualora più avanti il campo largo dovesse scoppiare.

In fondo è stata appena eletta a Genova. Dove, ci eravamo colpevolmente dimenticati di dirlo, ha anche introdotto l’educazione sessuo-affettiva negli asili comunali.

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