Prima esulta come se avesse ottenuto una vittoria definitiva, poi attacca chi le ricorda che la partita giudiziaria è ancora tutta da giocare. Ilaria Salis torna alla carica sui social, questa volta per impartire lezioni di diritto ai suoi detrattori. Peccato che le sue precisazioni appaiano piuttosto superflue, considerato che era stata proprio l’europarlamentare di Avs a celebrare l’annullamento della condanna nella causa con i due ex collaboratori con un trionfale “sentenza annullata. Riconosciute le mie ragioni”.
Come noto a tutti, o quasi, la Corte d’Appello di Milano ha infatti annullato la sentenza che aveva condannato la Salis a versare oltre 300 mila euro a Valentina Dadda e François Gelmetti, i due ex collaboratori che contestano il licenziamento. Non perché abbia ritenuto infondate le loro richieste, ma per un difetto di notifica che aveva impedito all’eurodeputata di difendersi nel procedimento di primo grado. La controversia, dunque, dovrà essere riesaminata. Nessuna assoluzione, nessuna vittoria definitiva.
Eppure la Salis ha deciso di tornare sull’argomento con un nuovo messaggio sui social: “Per gli hater che fanno finta di non capire, ve lo spiego ancora una volta. Quel semplice ‘vizio di forma’ - chissà se intenzionale o meno - mi ha impedito di partecipare al processo di primo grado e di esercitare il mio diritto alla difesa. E siccome l’onere della prova spettava a me, ma io ero incolpevolmente assente, il giudice si è trovato, di fatto, a dover obbligatoriamente procedere come ha fatto. Altro che semplice formalità!”.
Poi l’immancabile attacco politico: “Solo chi considera il diritto alla difesa un ‘cavillo’ e non ha la minima idea di cosa significhi un giusto processo può liquidare così una violazione tanto grave di un diritto fondamentale. D’altronde, cosa aspettarsi da questa pessima destra dall’indole autoritaria e prevaricatrice? Ma ora comincia tutta un’altra storia”.
Il punto, però, è un altro. Nessuno contesta il diritto alla difesa della Salis - ci mancherebbe - né l’importanza del vizio procedurale riconosciuto dai giudici. Quello che stride è il trionfalismo con cui l’eurodeputata aveva accolto il pronunciamento, salvo poi accusare gli altri di non comprenderne la portata. Perché la sentenza è stata annullata, ma la questione dei licenziamenti resta aperta e dovrà essere nuovamente valutata.
