La macchina del martirio è partita. Esponenti della sinistra italiana, centri sociali, islamisti, stanno prendendo le parti di Youssef Siher, il marocchino di seconda generazione che ha fondato il movimento dietro le violenze di piazza. Dopo l’articolo pubblicato ieri su Il Giornale, in cui è stata ricostruita la rete di Siher e il suo ruolo di esponente dei Giovani Palestinesi, l’onorevole di Fdi Federico Mollicone ha annunciato un’interrogazione parlamentare urgente «per fare piena luce sui contatti, sulle coperture e sui finanziamenti di queste frange».
Mentre le forze dell’ordine cercano di ricostruire i fatti, a intervenire è Alaeddine Kaabouri, consigliere comunale di Thiene (Vicenza) per Avs, che esprime pubblicamente «solidarietà e sostegno a Youssef Siher» e agli altri coinvolti negli accertamenti. Kaabouri parla di «macchina dell’odio della destra», accusa il governo di alimentare la criminalizzazione e denuncia perquisizioni e sequestri. «Manifestare il proprio dissenso non è un crimine», sostiene. Un principio indiscutibile, che non risponde alla questione al centro delle indagini: accertare responsabilità, distinguendo chi ha esercitato un diritto costituzionale da chi ha contribuito alle condotte illecite. Per Gad Lerner, Siher si è radicalizzato per «moto di indignazione e di solidarietà» dopo lo «spartiacque Gaza» mentre Marco Grimaldi, deputato di Avs sul blog de Il Fatto Quotidiano sostiene che ci sono «più decreti che vetrine rotte». Il Fatto ha però provato a minimizzare la collaborazione di Youssef con la propria testata. Per il Fronte Popolare, i media «stanno trasformando Siher in una vittima sacrificale» e anche dal Pd di Milano arriva la solidarietà per l’islamista tramite il consigliere Sandro Corti che lo definisce «prigioniero politico»
Il Partito Comunista dei Lavoratori ha realizzato un manifesto in cui si legge «Free Youssef», accompagnata dagli slogan «Viva la lotta anticapitalista e antifascista!» e «Socialismo o barbarie!». Poi Davide Piccardo, italiano convertito all’Islam che in più occasioni ha omaggiato il 7 ottobre, oggi sostiene Siher perché, a suo dire «criminalizzazione e repressione del dissenso, profilazione razziale, militarizzazione della società, istigazione istituzionale all’odio razziale e religioso» sono sintomo di «israelizzazione». Non poteva non figurare al fianco dei manifestanti Francesca Albanese, che teoricamente dovrebbe rappresentare l’Onu, ma è tra gli account che hanno pubblicato un messaggio di Hub for Defenders dedicato all’aiuto legale per chi va in corteo. «Scenderai in piazza oggi?», si legge nel post, che invita a contattare l’organizzazione in caso di problemi giudiziari. I Carc oggi parlano di «polizia politica», e invitano a «moltiplicare le iniziative per fare del 30 ottobre una giornata di sciopero generale e generalizzato che ferma il Paese e dà la spinta per rovesciare il governo Meloni».
