«Di lotta e di governo», con il Leone di San Marco affiancato all’Alberto da Giussano è il grande poster della Lega che Matteo Salvini ha trascinato in un solo mese a congresso, dopo averlo giurato sul sacro suolo di Pontida. E di lotta e di governo è stata la sua lunga giornata di ieri, cominciata sulle strade di Milano ancora choccate dai saccheggi per dichiarare guerra ad anarchici e maranza, per proseguire poi negli enormi spazi dell’Allianz Mico a governare un Carroccio ultimamente un po’ scalpitante.Di buon mattino, dunque, la stretta di mano ai dipendenti dei negozi che si chiedevano cosa sarebbe potuto succedere nel pomeriggio, ai paracadutisti della Folgore partiti in 500 da Pisa per segnare la presenza dello Stato in città e al comandante della Polizia locale Gianluca Mirabelli. Una prova di forza che ieri ha dato i suoi frutti, ma «con tanti problemi in Italia e nel mondo la stilettata di Salvini - è frustrante dover inseguire questi mini criminali sui social». Alzando poi il tiro e aggiungendo che «bisogna anche parlare con la piattaforma», perché i social «non possono essere un tam-tam di delinquenti, non si può giocare a guardie e ladri quando questi ragazzi dovrebbero fare altro». E, soprattutto, «poliziotti, carabinieri e vigili, ma anche commesse e cassiere dovrebbero poter lavorare tranquille». Poi un altolà che fa immaginare quanto la Lega punti a un suo ritorno al Viminale.«Chiunque - ha proseguito - deve sapere, a Milano, a Como, a Firenze, a Bologna, a Roma e a Torino che chi rompe paga. E che nessuno rimane impunito: nelle ultime ore sono stati visitati a casa centinaia di questi leoni da social che dovranno rendere conto della loro stupidità. Io sono per la libertà di pensiero, ma l’istigazione a delinquere è un reato».Non a caso, poche ore dopo sarà proprio il sottosegretario Nicola Molteni a esplicitare chiaramente la candidatura di Salvini al ministero dell’Interno.E, a proposito di candidature, nel pomeriggio si è aperto il congresso che oggi voterà il segretario. Una seduta di surplace per i due contendenti, Salvini e l’ex ministro Massimo Garavaglia, seduti in platea (dopo una stretta di mano a favore dei fotografi) ad ascoltare gli interventi dei colonnelli e la presentazione delle mozioni. A cominciare da quella per il Nord illustrata dall’ex governatore Luca Zaia, firmata da tutti. Un antipasto del suo discorso ecumenico, accolto con unanime applauso quando ha posto con decisione una Questione settentrionale che non dimentichi il Meridione. «Perché ha ripetuto Zaia dopo Pontida - a Roma queste parole fanno venire l’orticaria, ma l’autonomia o la faremo per scelta o saremo costretti a farla per necessità». Parole che non gli inimicano certo Claudio Durigon. Anzi. «Io sono convinto - le parole del sottosegretario dal palco - che Salvini chiederà a Luca Zaia di entrare a far parte della segreteria politica. Perché tu ci devi mettere la faccia insieme a noi». Un’inedita intesa che fa immaginare ruoli importanti per entrambi al vertice del partito, magari quel coordinamento delle segreterie regionali varato ieri. Ma forse anche un nuovo asse che timonerà la Lega dei prossimi tempi.

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