Per qualcuno Giorgia Meloni dovrebbe rimanere immobile. Anche se, probabilmente, persino l’immobilità diventerebbe oggetto di qualche strana dietrologia da parte di quella sinistra “intellettuale” che ormai trova qualunque pretesto per trasformare la presidente del Consiglio nel bersaglio di un antifascismo sempre alla ricerca di nuovi fantasmi del Ventennio. Basta un gesto, una fotografia, persino un giro a cavallo per rispolverare Benito Mussolini.
Ed è proprio quello che ha deciso di fare Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, non nuovo agli attacchi contro gli esponenti del governo e, soprattutto, agli accostamenti tra Giorgia Meloni e il Duce. Questa volta il pretesto è arrivato da Verona, dove venerdì scorso la premier ha partecipato alla 128ª edizione di Fieracavalli, la storica manifestazione internazionale dedicata al mondo equestre. Durante la visita, Meloni è salita in sella a un cavallo bianco, salutando il pubblico. Un momento spontaneo e immortalato dai fotografi che Montanari ha deciso di trasformare nell’ennesima occasione per evocare il fascismo. Sul proprio profilo Instagram, infatti, ha pubblicato un collage che affianca la foto della presidente del Consiglio a quella di Mussolini, anche lui ritratto su un cavallo bianco, con il braccio destro alzato. Ad accompagnare le immagini, una citazione di Piero Calamandrei: “Il fascismo, «sempre a cavallo tra il delitto e il carnevale»”.
Un accostamento difficilmente interpretabile in altro modo. Insomma, per il professore è bastato un cavallo per evocare il Ventennio. Poco importa che Meloni si trovasse proprio a una manifestazione dedicata all’equitazione, dove la presenza di cavalli non dovrebbe rappresentare una particolare sorpresa. Del resto, non è neppure la prima volta che Montanari ricorre a questo genere di paragoni.
Già lo scorso primo maggio, dal palco del concertone di Taranto, il rettore aveva mostrato un altro collage che affiancava un manifesto elettorale della premier a una storica copertina della Domenica del Corriere raffigurante Mussolini. In quell’occasione aveva dichiarato: “Da Benito a Giorgia c’è un lungo filo nero, nerissimo, che si chiama fascismo”, arrivando a definire la visione della destra attuale “profondamente fascista nella sua ideologia”. Cambiano le fotografie, cambiano le occasioni, ma l’umorismo (nero) rimane sempre lo stesso. E così anche una visita istituzionale a una fiera internazionale si trasforma nell’ennesima occasione per evocare il Duce. Un paragone costruito sull’immagine di due persone a cavallo, senza che nel post venga indicato quale specifico comportamento della presidente del Consiglio dovrebbe giustificare il richiamo al fascismo.
