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Salta il ricorso sul caso Siher. La procura indaga sulla sua rete

L’ufficio guidato da Viola non ricorre al tribunale del Riesame contro l’ordinanza con cui il gip ha liberato il fondatore del Movimento 17 Ottobre. Al lavoro gli specialisti di postale e Digos

Youssef Siher esce dal carcere di San Vittore, Milano, 28 ottobre 2026 Ansa / Paolo Salmoirago

Sulla scarcerazione di Youssef Siher la Procura di Milano molla il colpo. L’ufficio guidato da Marcello Viola ha deciso di non ricorrere al tribunale del Riesame contro l’ordinanza del 28 ottobre scorso con cui il gip Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo e ha liberato, per «assenza di gravi indizi», l’amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre, nato dopo la guerriglia nel centro di Milano del 17 e 18 ottobre. L’intenzione dei pm è piuttosto di concentrarsi sulle indagini che riguardano il ricercatore 30enne e i suoi contatti, per puntellare il più possibile le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche.

La Procura ci ha riflettuto a lungo, tra il rispetto per la decisione del giudice e la convinzione di aver fatto bene nel chiedere la misura cautelare del carcere di Siher, non condividendo quindi le valutazioni di Landoni. Ha prevalso la volontà di non insistere a oltranza sul nodo della carcerazione (di fatto non più attuale) e di andare avanti con

determinazione nel raccogliere tutti gli elementi utili alle indagini. Tra l’altro la decisione del gip poteva essere impugnata solo sull’esistenza delle esigenze cautelari. Da giorni gli inquirenti sono impegnati nella ricerca di nuovi indizi contro il 30enne e in particolare nella ricostruzione della sue rete di contatti.

Al lavoro ci sono gli specialisti della polizia postale e della Digos, coordinati dal procuratore Viola e dal pm Francesca Crupi. Anche ieri si sono tenute riunioni tra investigatori e pm. In Procura si sottolinea tra l’altro come una sentenza della Cassazione dello scorso gennaio dichiari che il reato di istigazione a delinquere si configura anche quando c’è una «efficacia persuasiva tale da suggestionare la sfera volitiva di altre persone così da indurle a commettere» reati. Questi aspetti saranno valorizzati nel fascicolo. Per il gip tuttavia, Siher stava semplicemente organizzando, pur con toni «aspri» e linguaggio volgare, forme di protesta contro il governo, senza richiami alla violenza e alle devastazioni del 17 e 18 ottobre. Intanto il telefono dell’esponente dei Giovani palestinesi resta sotto sequestro (lui non ha fornito il pin per sbloccarlo). L’inchiesta punta poi sull’analisi

di altri canali web e del materiale sequestrato nei numerosi blitz preventivi che hanno scongiurato per il 24 e 25 ottobre il secondo atto delle devastazioni. Agli atti c’è la bozza di una mail che «forniva indicazioni, con riferimento alla giornata del 24 ottobre» su luoghi e orari dei cortei. Riportava un testo che iniziava con: «Alle realtà di movimento...». Siher avrebbe scritto nell’account mail del gruppo: «Organizzatevi, guidateci e tutelaci in piazza». Queste manovre proverebbero i collegamenti più ampi del 30enne, su cui sono in corso gli accertamenti. In queste ore si è anche saputo che, dopo gli attacchi social seguiti alla decisione sul ricercatore, la Prefettura ha disposto d’urgenza il servizio di tutela per il giudice Landoni. Nel dettaglio una Vgr, Vigilanza generica radiocollegata, primo livello di protezione che prevede controlli nelle zone frequentate dal magistrato e nell’area della sua abitazione, con passaggi frequenti delle pattuglie delle forze dell’ordine.

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