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Salvini pensa già al dopo. “Congresso, poi tutti uniti”

Il segretario ha il triplo dei consensi rispetto allo sfidante Garavaglia. Il vicepremier: “Giusto ascoltare, ma da lunedì la linea decisa andrà seguita”

Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini con il sottosegretario all' Economia Massimo Garavaglia (D) durante l'esame della proposta di legge sulla legittima difesa nell'aula della Camera, Roma, 5 marzo 2019. ANSA/ETTORE FERRARI

Il giorno tanto atteso (e tanto chiesto da una parte del Nord) è arrivato. Al via il congresso della Lega. Oggi e domani i 705 delegati si confronteranno sul futuro del partito. In molti hanno espresso il desiderio di «rinnovamento», e Matteo Salvini li ha accontentati. Dimettendosi. Ovviamente si è ricandidato, a sfidarlo Massimo Garavaglia. Chi parlava di un «congresso farsa» resterà deluso, gli animi sono accesi. C’è chi dice che Garavaglia (Salvini si è lamentato di aver saputo della sua candidatura dai giornali: «Manco un messaggino...») sia combattivo, anche se non ha speranze di poter essere eletto segretario federale. 81 le firme raccolte (comprese due arrivate dalla remota Calabria) per la sua candidatura, oltre 200 quelle per Matteo Salvini. Già questi numeri raccontano di come andrà a finire. Salvini verrà rieletto segretario federale del Carroccio. D’altronde nessuno (Nord compreso) ha voglia, e forse anche la forza, di gestire il partito. Un partito che guarda al Nord, ma anche al Sud. È questo l’impegno preso da Salvini, amministrare bene il Paese, senza divisioni o confini. Il «buon governo» del Nord è un «modello da esportare».

Il vero banco di prova, però, comincerà lunedì, quando si spegneranno i riflettori dell’Allianz MiCo di Milano. Il congresso dovrà consegnare una linea capace di tenere insieme le anime del Carroccio. «La Lega deve essere forte, con una voce sola, compatta, unita e determinata», avverte Salvini. E aggiunge: «Giusto ascoltare e capire, poi da lunedì si lavora tutti insieme». Tradotto: confronto sì, polemiche a mezzo stampa no. Il vicepremier non nasconde di voler ascoltare anche i malumori: «Ascolterò finalmente al congresso quello che per mesi ho letto solo sui giornali». Poi chiarisce: «Una volta che il congresso decide quella è la strada». Non può essere una resa dei conti permanente tra Nordisti e sostenitori della Lega nazionale. Sul tavolo ci sono autonomia e federalismo, dopo il recente passaggio in Consiglio dei ministri, ma anche lavoro, giovani e rapporti con Bruxelles. La parola d’ordine scelta per il congresso è «Di lotta e di governo». C’è

chi teme per la parola «lotta», ma significa - spiegano - continuare a incidere nell’esecutivo senza rinunciare alle battaglie identitarie. È su questo equilibrio che Salvini intende costruire la prossima stagione.

Le mozioni indicano già alcune priorità. Paolo Borchia, Claudio Borghi e Alberto Gusmeroli chiedono di superare lo stop europeo ai motori endotermici del 2035, rivedere il Green Deal e difendere la casa e i risparmi degli italiani. E si guarda anche oltre l’attuale legislatura. Claudio Durigon rilancia l’ipotesi di Salvini al Viminale nel prossimo governo: «Sarà una grande risorsa per Meloni». Un segnale dell’ambizione di presidiare la sicurezza. Prima, naturalmente, c’è da ricucire tutto. Perché il congresso finirà domenica. La sfida per la Lega, invece, comincerà il giorno dopo, e Salvini vuole vincerla.

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