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Interni

Salvini rieletto: 76%. Il primo impegno: “Basta con i soldi e le armi a Kiev”

Il segretario confermato, lo sfidante Garavaglia al 24%. Ora la segreteria: “Zaia è di sicuro prezioso”

Matteo Salvini dopo essere stato rieletto segretario nel secondo giorno di congresso straordinario della Lega a Milano, 25 ottobre 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

La non notizia è che Matteo Salvini ha vinto il congresso straordinario e resterà segretario della Lega fino al 2031. Ed è la quarta volta. La mezza notizia, attesa per pesare il fronte del Nord, rimasto per la verità solo la ridotta della Lombardia, sono i suoi 465 voti (76%) e i 146 incassati dallo sfidante Massimo Garavaglia. La notizia, oltre al nuovo simbolo con un’«Italia» in bella evidenza e giallo fosforescente che di certo piacerà a Claudio Durigon, il nuovo uomo forte salito sul Carroccio, è l’avviso al governo: con il mandato che lo stesso Salvini si è fatto dare con (grande) acclamazione per imporre alla premier Meloni di bloccare l’invio di «soldi e armi all’Ucraina». Un impegno che sarà difficile non mantenere, ma andrà conciliato con i «quattro anni di lealtà al governo della Lega».

E così il regolamento di conti interno, nel discorso del passato e futuro segretario che ha dimostrato di avere ancora il partito bene in pugno, è un’agenda politica. Declinata sotto lo slogan che per Salvini vorrebbe «Giorgia Meloni premier dopo le prossime elezioni e la Lega come minimo secondo partito del centrodestra». Una remuntada che passa per i temi più tradizionali della cartucciera leghista, a cominciare dalla sicurezza dopo il saccheggio di Milano («da adesso grazie alla Lega chi rompe paga»), ma soprattutto l’attacco frontale «al nemico mortale, quell’Islam politico che è il tumore dell’Occidente». E quindi «basta parlare genericamente di stragi, come fa la sinistra, quando le stragi sono stragi islamiche». Un filone in cui si inserisce la lunga militanza in materia della sua vice Silvia Sardone, fatta salire sul palco come «candidata sindaco di Milano». E lei promette l’impegno a «chiudere le moschee, negare la cittadinanza a chi non parla italiano e basta mettere in lista chi si candida in nome di Allah e vuol portare la sharia, la legge islamica in Comune».

Tornando agli affari interni, la Lega esce dal congresso con un altro simbolo e una nuova segreteria politica che dovrà affiancare Salvini, nell’applicazione del programma. Ovvio il totonomi scatenato dall’approvazione del congresso e diventato ancor più frizzante ieri dopo che la candidatura di Garavaglia ha inaspettatamente superato quota 20 per cento e tutti hanno speso parole di riconciliazione. Negando la possibilità di una stagione di purghe. A cominciare da Massimiliano Romeo che ha condotto una coraggiosa battaglia di opposizione ed e stato alla fine lasciato fin troppo solo. «Ringrazio anche il governatore Attilio Fontana - le sue parole - con cui abbiamo sollevato alcune questioni per il bene del nostro movimento: penso al federalismo che oggi tutti hanno riconosciuto non essere una parola del passato, ma una chiave per il futuro». Resterà capogruppo? «Chiedetelo ai senatori», ha tagliato molto corto Salvini a chi gli ha chiesto se sarà sostituto con Claudio Borghi». E Luca Zaia, rientrato nei ranghi e sollecitato da Durigon a «entrare in segreteria, mettendoci la faccia»? Per Salvini «sicuramente è una risorsa importante: mi hanno dato mandato di istituire questa segreteria che dovrà coinvolgere tutti i territori e quindi sicuramente Luca è prezioso». Leghisti tutti insieme appassionatamente? Sarà solo il tempo a dirlo.