In migliaia si sono riversati ieri nelle piazze italiane, confermando quel clima di forte tensione che era stato annunciato dai collettivi nei giorni scorsi. La mobilitazione ha visto la partecipazione del Cua, del Cas, dei diversi collettivi scolastici e delle sigle Osa e Cambiare Rotta, con la partecipazione di circa 50 piazze in tutto il Paese. Proprio come Il Giornale aveva previsto una settimana fa, lo slogan urlato dai cortei è stato «Facciamo come in Francia», inteso come un invito alla devastazione di città e istituti scolastici. «Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione.Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine. Su questo dobbiamo essere chiari e d’accordo, lo dico perché sto guardando i commenti dei leader dell’opposizione sulle proteste, che non riescono a dire una parola di condanna sulle proteste. Chiedo a tutte le forze politiche italiane di fare un appello a che ci siano manifestazioni senza violenza», ha detto la premier Giorgia Meloni.Nelle principali città della penisola la protesta ha cercato di replicare il modello transalpino. Durante i cortei è stato urlato: «Dopo Spagna e Francia tocca a noi». Dietro le quinte c’è un apparato organizzativo ben strutturato: la regia dei gruppi antagonisti sta portando avanti una strategia del disordine, potendo beneficiare dell’appoggio delle reti islamiste che hanno una buona capacità logistica.A Genova, al grido di «il maresciallo Tito ce l’ha insegnato, uccidere il fascista non è reato», alcuni manifestanti hanno sistemato due sagome con le sembianze del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e della presidente Meloni appese a testa in giù vicino ad alcuni cassonetti dell’immondizia, bersagliandole con un lancio di uova. A Torino in piazza Castello centinaia di manifestanti si sono staccati dal corpo centrale del corteo, travisandosi, e hanno iniziato a scagliare pietre e torce contro gli agenti, che hanno risposto con lacrimogeni e idranti, mentre la piazza intonava «Tout le monde déteste la police» (tutto il mondo odia la polizia). Tra loro gli infiltrati del centro sociale Askatasuna che, con gli altri incappucciati, sarebbero stati circa una settantina.Tre minorenni sono stati arrestati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e oltre 50 manifestanti sono stati identificati, ma nulla sembra farli indietreggiare: gli organizzatori hanno lanciato una promessa di mobilitazione per il 30 ottobre, data in cui i sindacati di base hanno indetto un nuovo corteo nazionale che si preannuncia critico.Nel quartiere ebraico di Roma, dove si stava tenendo la commemorazione per la deportazione degli ebrei del 16 ottobre 1943, l’elemento di rottura è arrivato dalla contestazione mossa dalla comunità ebraica contro l’Anpi. Il ministro Valditara ha espresso la sua solidarietà nei confronti di circa 20 poliziotti feriti negli scontri davanti al ministero.A Milano è stato occupato l’ex obitorio di via Francesco Sforza, dietro la Statale. A Bologna sono stati diversi i cassonetti bruciati e davanti alla stazione centrale, dove gli studenti hanno tentato un assalto al grido di «prendiamoci tutto», trovando però le cariche della polizia a fermarli. A Verona 21 studenti sono stati denunciati per aver dato fuoco a dei cassonetti e a Treviso alcuni hanno scavalcato cancelli e si sono calati dalle finestre pur di unirsi al corteo, aiutati da chi si trovava all’esterno. A Venezia il blocco del corteo ha interessato la sede dell’Ufficio Scolastico Regionale.Dura la condanna espressa dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dal vicepremier Matteo Salvini in relazione alle violenze mattutine. Di tutt’altro tenore le dichiarazioni della fan di Tito Ilaria Salis: «Buono sciopero studentesco a tutte. Con l’auspicio di ritrovarci presto in piazza, a lottare insieme, fianco a fianco».In occasione del «No Meloni day» lo sciopero nazionale studentesco ha visto sfilare al fianco dei manifestanti anche diversi insegnanti che hanno dato il proprio benestare alle violenze espresse, facendo da filtro e da scudo tra le forze dell’ordine e il resto della piazza.Anche se i dati dell’adesione nazionale fanno ben sperare, vedendo un’adesione ferma all’1,08%.

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