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Schlein incassa la proroga dal Pd e si candida a fare l’anti-Giorgia

L’assemblea oggi modifica lo Statuto per rimandare il congresso e sostenere la segretaria alle primarie. Zittita la minoranza che ha tentato di logorarla. L’ex portavoce di Prodi: “Sembra una caserma”

Elly Schlein e Giuseppe Conte durante la manifestazione de “La via maestra”, promossa dalla Cgil e da oltre cento associazioni laiche e cattoliche, Roma, sabato 17 ottobre 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Elly Schlein and Giuseppe Conte during the march promoted by the Cgil trade union, Rome, Saturday, October 17, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

All’ora di pranzo di oggi sarà il giorno della definitiva incoronazione di Elly Schlein. Tutti convocati alla Nuvola di Fuksas dove si terrà l’Assemblea nazionale del Partito democratico. Ordine del giorno ufficiale: modifica dello statuto, congresso rimandato a dopo le elezioni politiche, proroga del mandato della segretaria. Ordine del giorno ufficioso: apertura della campagna delle primarie con tanto di sfida a Giorgia Meloni.

«Elly for president». Guarda e pensa solo a Palazzo Chigi, la segretaria del Partito democratico, da giorni riunita con i fedelissimi per mettere a punto gli ultimi dettagli di quella che si prefigura una lunghissima campagna elettorale. Non è dato sapere quando si voterà. Il mese di maggio è cerchiato in rosso, ci sarà prima il responso della Consulta sulla legge elettorale, appena approvata dalle Camere. Certo è che in quest’intramezzo Elly non intende restare con le braccia conserte. C’è da definire la coalizione, il programma, e poi la leadership. Già, a chi andrà a finire la corona del campo largo?

Evidente che c’abbiano provato in queste lunghe settimane a logorarla, a metterla all’angolo, a giocare di sponda con Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo che davanti alle telecamere ha affermato: «Io ero pronto a mettermi

da parte per un nome terzo». Un nome terzo che rimandava a Roberto Gualtieri, il sindaco della Capitale, spinto dal fronte dalemiano, ma anche dal fronte dei sindaci e a quanto pare anche dal M5s di Conte che non avrebbe sgradito il suo ex ministro dell’Economia come leaderissimo della coalizione progressista.

Elly, però, li ha lasciati giocare. Non ha avuto in mente altro disegno che non fosse il suo. Ha osservato l’uscita in batteria di diversi padri fondatori del Pd. Fra gli altri Rosy Bindi, Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema, Gianni Cuperlo, Roberto Speranza. Senza dimenticare Sandra Zampa, storica portavoce di Romano Prodi e oggi senatrice, che ieri, dalle colonne del Foglio, ha usato queste parole: «Il partito sembra una caserma, non una comunità politica». Tutti convinti che le primarie danneggerebbero il Nazareno e che sarebbe opportuno in questa fase lasciare il trono a una figura più rotonda e meno divisiva. Elly li ha lasciati giocare, ha capito che tutte queste interviste avevano un solo scopo: azzopparla. Una decina di giorni fa la segretaria del Partito democratico lo ha detto chiaramente a Dario Franceschini. In un corridoio di Montecitorio l’allievo di Benigno Zaccagnini ha utilizzato l’arte della moral suasion: «Perché non capisci che dovresti fare un passo di lato e lasciare spazio a un federatore?». Ed Elly:

«Perché io sono la segretaria, ho preso questo partito quando era sotto il 20%, ho attraversato la buriana, ho costruito un rapporto con Avs e M5S e con Matteo (Renzi, ndr) e in diversi comuni e regioni stiamo lavorando in sinergia. Perché dovrei farmi da parte». Alla fine tutti zitti e muti. Perché in direzione anche Franceschini si è espresso a favore della segretaria. E anche i riformisti - solitamente rumorosi - vorrebbero ma non possono. E a meno di colpi scena, succederà lo stesso oggi.

Gira da sempre il nome di Giorgio Gori, come frontman del fronte riformista. Ma come sostiene una vecchia volpe del Pd: «Ma Gori, per fare cosa?». In questo quadro nessuno osa controbattere Elly. Prevale quello che un tempo si sarebbe chiamato centralismo democratico. In fondo ora Elly è il partito. E non vale la pena a nessuno mettere a discussione l’impianto e l’azione della segretaria. Anzi, tutti - a suo avviso - dovranno sostenerla alle primarie. Perché un conto è arrivare al governo con Elly presidente del Consiglio, altro con Conte. È tutto pronto: Elly for president. Ed è sfida aperta a Giorgia Meloni. E oggi lo dirà.

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