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Torino come La Mecca: arriva la moschea da 17 milioni

C’è il via libera del sindaco dem Lo Russo. Il giallo dei finanziamenti

Raduno La preghiera della comunità islamica di Venezia, vicino alla stazione ferroviaria di Mestre

Nel cuore dell’islamismo italiano, ovvero Torino, la seconda città più problematica insieme a Milano, un’altra grande moschea si prepara ad aprire le porte. Il permesso di costruire per la trasformazione dell’ex Fonderia Nebiolo di via Bologna è stato rilasciato e la Confederazione islamica italiana annuncia l’avvio dei lavori entro la fine del 2026. La formula scelta è quella della grande «rigenerazione urbana». E si tratta di un progetto che, ovviamente, non avrà solo un impatto sulla sfera religiosa, ma anche sulla vita della comunità. La Confederazione sottolinea infatti che soltanto una parte del complesso sarà destinata al culto e che circa l’80% degli spazi ospiterà uno studentato universitario a prezzi calmierati, biblioteca, sale studio, attività culturali e formative e luoghi destinati al dialogo interreligioso.

Il modo perfetto, studiato nei minimi dettagli, per avvicinare nuovo pubblico. Per rendere la moschea un luogo di ritrovo prima ancora che di preghiera. Dentro il gigantesco progetto dell’ex fabbrica ci sarà anche una moschea destinata a ospitare circa mille fedeli, con tanto di minareto. Ma chi c’è dietro l’operazione? Il progetto porta alla Confederazione islamica italiana e all’Aps Al-Waqf, che nel 2021 presentò la proposta per recuperare l’ex complesso industriale. La CII si basa su una struttura «piramidale» alla cui base si trovano proprio le moschee, organizzate successivamente attraverso federazioni regionali.

Ma c’è soprattutto il capitolo dei soldi. Perché l’intervento dell’ex Nebiolo ha dimensioni ben diverse dalla semplice sistemazione di una sala di preghiera. Il valore dell’operazione è arrivato a circa 17 milioni di euro e una parte fondamentale delle risorse è stata ricondotta al Marocco. Nel 2025 era emerso infatti che re Mohammed VI avrebbe messo a disposizione circa 8 milioni di euro per il progetto. Rimane quindi una domanda da nove milioni: da dove arriverà il resto? È uno dei punti che diventano ancora più rilevanti adesso che il progetto ha ottenuto il permesso di costruire. Perché il dossier dell’ex Nebiolo mette insieme un bene pubblico, una concessione di lunghissima durata, un’associazione islamica, una delle principali organizzazioni musulmane presenti in Italia e il sostegno economico attribuito a una monarchia straniera.

Ora che il Comune ha dato il via libera definitivo alla fase edilizia, la questione non riguarda più soltanto cosa verrà costruito, ma chi lo finanzia, chi lo gestirà e quali soggetti avranno in mano la struttura.