Il lavoro non manca, gli specialisti sì. La colpa è della scuola

Gentile direttore,
da una indagine dell’Istat, risulta che parecchie aziende e professioni non riescono a recepire lavoratori sul mercato.
Eppure, la scelta sarebbe ampia: si va dagli infermieri agli addetti al marketing, dai progettisti elettronici ai parrucchieri. Così, nel 2009 un posto di lavoro su cinque resterà vuoto: 107mila su un totale di 523mila assunzioni. «Questo gap è un freno a mano tirato rispetto alle potenzialità di sviluppo del sistema Paese». «Gli artigiani sono figure difficili da trovare, sono mestieri che i giovani non vogliono più fare. Quanto agli infermieri introvabili, il problema è che viene considerato un lavoro poco remunerativo, come molte professioni legate all’assistenza sanitaria, fisioterapisti compresi». Parliamoci chiaro: «I giovani d’oggi non vogliono più fare i turni, (la notte), lavorare il sabato e la Domenica, è questo è il grosso problema...»! E invece, proprio la salute è uno dei settori che, offre le maggiori possibilità di lavoro: lo stesso vale per le professioni legate alla tutela ambientale e al risparmio energetico; tra i profili più ricercati e difficili da reperire, figurano infatti i ricercatori chimici, i progettisti e manutentori di impianti industriali, termoidraulici, installatori di impianti elettrici e termici. Latitano anche le figure professionali legate alla qualità, in primo luogo i responsabili dei processi e del controllo delle produzioni, ma anche gli addetti alla logistica e gli specialisti del benessere, dai parrucchieri alle estetiste ecc. Certo, oggi rifiutare un posto di lavoro è un lusso che pochi si possono permettere, visti i tempi che corrono: e questo spiega perché la quota di assunzioni difficili è scesa dal 28,2% del 2008 al 15,5% del 2009.
È proprio vero chi ha il pane, rifiuta di mangiarlo...!
Cordiali saluti, con la stima di sempre
Manerbio

Caro Andrea, quello della difficoltà delle aziende a reperire lavoratori specializzati è uno dei grandi paradossi dell’economia italiana. Si dice che il lavoro manca e, là dove c’è, non si trovano persone per farlo. Lei dunque ha ragione quando dice che i giovani dovrebbero imparare a rimboccarsi le maniche e indirizzarsi verso le professioni che ci sono e non soltanto verso le professioni che vorrebbero. E anche la riscoperta dello spirito di sacrificio è un passaggio necessario per tornare a crescere. Questo Paese è diventato quello che è diventato grazie a generazioni di italiani che, dopo la guerra, hanno «piegato la schiena» ricostruendolo con un lavoro indefesso. Esiste però anche un problema strutturale che solo adesso stiamo iniziando a risolvere: quello dell’orientamento professionale fatto dalle scuole. La maggior parte delle professioni ormai richiede una preparazione specifica, che gli istituti non sempre danno. Si dice operaio, ma in realtà si parla di un tecnico capace di usare una macchina a controllo numerico, si dice meccanico ma si parla di qualcuno capace di avere a che fare con centraline elettroniche... Quando un ragazzo sceglie un istituto superiore dovrebbe già sapere le possibilità che ha. Non basta la buona volontà.

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