Fernando Aramburu torna nel mondo dei Paesi Baschi con un romanzo che racconta le vicende di una famiglia come un’immagine inquietante e dolorosa della recente storia spagnola. Si tratta del libro Maite, ora pubblicato dall’editore Guanda (traduzione di Bruno Arapaia, pagg. 245, euro 19).
Una storia ambientata a San Sebastián nel luglio del 1997, durante il rapimento e l’uccisione di Miguel Ángel Blanco, giovane assessore della città, da parte de militanti dell’Eta. Maite, la protagonista, che in basco significa «amore», è una donna sensibile, serena, desiderosa di amare ed essere amata, di vivere senza frustrazioni e paure. Il suo coraggio si manifesta in un gesto semplice ma significativo: indossare in strada il nastrino azzurro, simbolo della protesta civile contro il terrorismo. In questo modo una persona comune può opporsi alla barbarie attraverso un atto esterno che indica anche una scelta morale. Aramburu ci ricorda che la violenza politica non colpisce soltanto le vittime dirette, ma cambia anche il modo di vivere, di amare e persino di immaginare il futuro di un’intera comunità.
Il romanzo racconta quattro giorni della vita di tre donne: Maite, sua sorella Elene e la vecchia madre. La vicenda si svolge a San Sebastián, precisamente da un giovedì a una domenica di luglio del 1997, i giorni del sequestro e dell’assassinio di Miguel Ángel Blanco, che provocano un’ondata generale di sdegno in tutto il Paese.
Maite vive con il marito Andoni, un oftalmologo, di cui si è innamorata per le sue mani candide e delicate. A causa di un ictus che ha colpito la madre, giunge dagli Stati Uniti, dopo molti anni, la sorella Elene. Le due donne si ritrovano a condividere alcuni giorni insieme, accanto alla madre malata, cercando di recuperare il rapporto che il tempo e la distanza hanno indebolito se non del tutto cancellato. Durante la breve convivenza emergono confessioni e verità nascoste. Elene racconta la propria vita americana, la relazione con il marito, ma dietro le sue parole si nasconde una realtà diversa da quella che vuole far credere. Anche Maite, che sembra condurre un’esistenza tranquilla e felice, deve confrontarsi con aspetti dolorosi della propria vita e del matrimonio con Andoni, che in quei giorni si allontana per partecipare a un congresso madrileno, dove si insinua il sospetto di un tradimento coniugale. Ciò consente a Maite una maggiore libertà di analisi e critica nei confronti della realtà quotidiana, ma anche di fantasticare, incontrare gli assassini e confrontarsi con loro. Fantasie che la isolano, anche in ambito familiare, mentre la madre rifiuta ogni discorso politico e il marito si rifiuta di uscire con lei quando porta il nastro azzurro della protesta democratica. La malattia della madre rende ancora più difficile il dialogo tra le due donne che si aprono ai ricordi lontani e alle reciproche confidenze, ma anche sovente si scontrano, volendo manifestare apertamente le idee personali e i propri sentimenti. La famiglia diventa una piccola rappresentazione della società basca: un luogo in cui convivono affetto e incomprensione, odio e desiderio di pace ma dove anche emergono incertezze e difficoltà ad affrontare la verità.
Il libro Maite merita attenzione soprattutto per la sua capacità di raccontare la violenza non soltanto come fatto politico, ma in quanto corrode e distrugge le relazioni umane, cancella la libertà e la possibilità di vivere in pienezza i propri desideri e i sentimenti. Un romanzo introspettivo più che di azione, un racconto che privilegia l’indagine e la psicologia dei personaggi rispetto alla ricostruzione storica e politica. Un libro, insomma, in cui Aramburu entra all’interno della coscienza di Maite, mette a nudo la sua anima, racconta la verità della sua vita coniugale, descrive le diversità e le reticenze della sorella tornata dagli Stati Uniti, mentre davanti scorrono i terribili quattro giorni del sequestro. E che entra nel recinto dell’animo femminile, coglie e descrive le sue segrete pulsioni di vita ed amore, soprattutto indica i valori di solidarietà umana contro la barbarie politica.
