Ci sono molti modi per parlare della libertà: il saggio, la lezione, il trattato. Giancristiano Desiderio ha frequentato un po’ tutte queste espressioni, ma ora si è cimentato anche con il racconto letterario. Ha pubblicato il romanzo Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole (Solfanelli) che è un conte philosophique il genere letterario in cui rientra il Candido di Voltaire, per capirci che vi prende per mano e vi porta a spasso dentro voi stessi. Non credo d’essere lontano dalla verità se dico che il vero protagonista di questo romanzo di formazione è la libertà che, difatti, è così ben teorizzata o squadernata da essere illustrata anche con gli assi cartesiani e quattro quadranti: Liberalismo, Democrazia, Rivoluzione, Totalitarismo. Se non ricordo male, Luciano De Crescenzo nel suo libro più noto, Così parlò Bellavista, spiega la sua teoria dell’Amore e della Libertà proprio con dei quadranti cartesiani e Desiderio, che a volte è accostato al grande Luciano per una sua certa passione per la divulgazione o, meglio, per il gusto della semplicità e della chiarezza, credo che si sia ispirato anche al professor Bellavista.
Il romanzo narra dell’incontro tra il vecchio scrittore Andrea Giovene e il giovane filosofo Cristiano: il primo è l’autore, reale, del romanzo L’autobiografia di Giuliano di Sansevero che alla fine degli anni Sessanta fu un caso letterario in Italia e nel mondo; il secondo è l’alter ego di Desiderio. Il vecchio e il giovane s’incontrano nel misterioso Palazzo del Cervo, che sorge a strapiombo sulla riva orientale del costone di Sant’Agata dei Goti, e danno vita a dei simposi a base di peperoni, pomodori, melenzane, aglianico, falanghina e, ancora, baccalà, pasta e piselli, frittate e, poi, domande e risposte che ad ogni pasto salgono di grado fino a sbrogliare tutta la matassa del pensiero Occidentale. Ma non senza sorprese che iniziano quando entra in scena Isotta. Perché amore per il sapere non è un modo di dire: «È proprio amore ossia desiderio scrive Desiderio , voglia, conquista, è uno star dentro la cosa che si vuole capire, è un fare (fare all’amore) come unica possibilità di conoscenza che è un ri-fare nella mente ciò che si è fatto nei sensi e nella pratica».
Giancristiano Desiderio non segue le mode. Il romanzo è scritto in maniera classica e, sia per lo stile sia per i temi che affronta la libertà, l’amore, il potere, il Novecento, l’aristocrazia, la plebe, la poesia, la morte mi auguro che sia destinato a diventare un piccolo classico. Un’ultima annotazione: spesso a destra si cerca un’egemonia culturale. Qui non si cerca nessuna egemonia ma si trova, attraverso il racconto letterario, tanta cultura della libertà.
