Tutto iniziò a Verona la notte del 25 agosto 1977. Un nomade, Guerrino Spinelli, sta dormendo dentro una Alfa Romeo scassata, poco lontano, dentro un’altra macchina, riposa la moglie custodendo parte dei loro beni, la città è deserta e bollente, i due nomadi si sono appisolati con i finestrini abbassati. All’improvviso, colpita con delle damigiane piene di liquido infiammabile, l’auto di Spinelli prende fuoco. La moglie lo aiuterà ad estrarsi dall’abitacolo. Morirà 8 giorni dopo.
Le indagini si muovono sulla pista del regolamento di conti tra Rom abruzzesi. Senza risultato. Ma è solo l’inizio di una catena di delitti, una catena che però, a lungo, agli inquirenti, presi a contrastare un periodo di delirante violenza politica che viene sia dall’estrema destra che dall’estrema sinistra, sfugge. Il 19 dicembre 1978 un cameriere omosessuale, Luciano Stefanato, viene ritrovato massacrato a coltellate in una zona di Padova dove prospera la prostituzione maschile, nel dicembre del 1979 a Venezia viene ucciso, con una violenza mostruosa, Claudio Costa, un tossicodipendente. In entrambi i casi si indaga nell’ambito della malavita locale.
Poi il 25 novembre 1980 arriva un primo volantino di rivendicazione a firma «Ludwig» che enumera particolari sugli strumenti usati in tutti e tre i delitti che i giornali non hanno riportato e che si chiude con la delirante scritta in tedesco «Gott Mit Uns». Se gli inquirenti avessero dubbi a stretto giro di posta viene uccisa, il 20 dicembre, a Vicenza, la prostituta Alice Maria Baretta. Ed ora ad ogni aggressione i volantini si susseguono. Il tono dell’odio di questa follia omicida è mostruosamente riassunto da questo: «Ludwig/ La nostra fede è nazismo/ La nostra giustizia è morte/ La nostra democrazia è sterminio».
Inizierà una complessa caccia all’uomo che è ben racconta nel documentario Ludwig gli angeli neri, prodotto da B&B Film. Il docufilm, disponibile da oggi 27 ottobre alle 22 in esclusiva su Sky Crime on demand e in streaming su Now ricostruisce la rete di violenze, ideologie e silenzi che ha segnato questa incredibile vicenda. Quasi contemporaneamente in libreria è arrivato il saggio Ludwig. I delitti, le indagini, i processi, le nuove ipotesi (Mimesis, pagg. 560, euro 25) di Roberto Taddeo.
Cosa emerge da queste due narrazioni, per altro non esattamente sovrapponibili? Che resta ancora una zona grigia enorme sul reale svolgimento di quei fatti di sangue.
A quelli che abbiamo elencato seguirono l’omicidio di due frati e di un sacerdote, l’incendio di un cinema pornografico a Milano e di una discoteca a Monaco. Una scia di fuoco e di sangue. Le indagini, ad un certo punto, presero la falsa pista di un professore universitario di chimica, Silvano Romano, colpevole solo di aver cercato di avvisare la comunità ebraica di Padova del rischio di un possibile attacco di Ludwig. La svolta arrivò solo nel marzo 1984. Due ragazzi vengono sorpresi mentre stanno per dare fuoco a una discoteca, la Melamara di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, con dentro quattrocento coetanei. A consentire l’arresto solo la moquette ignifuga del locale e il coraggio di uno dei bodyguard dello stesso. Sono Wolfgang Abel e Marco Furlan, nati e cresciuti in due famiglie dell’alta borghesia veronese. Frequentazioni nell’ambito della destra esoterica della città. Nelle loro case vengono trovate prove chiare della partecipazione alla creazione dei volantini e anche a 4 dei 9 attentati. La loro partecipazione agli altri 5 non è stata mai dimostrata, anche se ci sono indizi. Non c’è un colpevole materiale in giudicato: in dubio pro reo si dice. Il tutto con un iter processuale pieno di colpi di scena. Il 15 giugno 1988 la Corte d’assise d’appello di Venezia rimise in libertà entrambi, per decorrenza dei tempi di carcerazione cautelare e ordinò a Furlan il soggiorno obbligato a Casale di Scodosia, un paese in provincia di Padova, Abel viene mandato invece a Mestrino. Nell’ira degli abitanti delle due comunità. Il 10 aprile 1990 la stessa Corte formulò la condanna a 27 anni di reclusione per entrambi gli imputati. Furlan fuggì dal domicilio coatto nel febbraio del 1991, poco prima della definitiva condanna in Cassazione, l’11 febbraio 1991. Il giorno della condanna definitiva Abel scappò dalla casa in cui aveva il soggiorno obbligato, ma con minor malizia: venne ritrovato qualche ora dopo. Per inchiodare Furlan ci volle di più, venne catturato a Creta nel 1995, affittava sotto falso nome vetture ai turisti. Wolfgang Abel è morto il 25 ottobre 2024, Furlan è in libertà dopo aver scontato la sua pena.
In molti, anche tra gli inquirenti hanno sempre pensato all’esistenza di almeno un terzo uomo, se non di una rete più estesa, radicata negli ambienti esoterici frequentati dai due serial killer. Questo è un puzzle che nessuno sino ad ora è riuscito a risolvere. Ma il dubbio sia nel saggio che nel documentario la fa da padrone. Non sulle colpevolezze di chi è stato arrestato, ma su tutti quelli che potrebbero averla fatta franca... Tornando a seppellire il loro odio. Odio che negli anni Settanta restava confinato in uno spazio sociale ristretto e che oggi, tornasse, negli spazi folli della rete potrebbe fare cose mostruose.
