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Letteratura

Ingiusto integrare chiunque

Comunità che vivono una accanto all’altra ignorandosi, e uno Stato che invece di chiedere lealtà alle regole comuni distribuisce riconoscimenti e scuse

The Levi's and Under Amour stores on Via Orefici, near Cordusio, also in the Piazza Duomo area, were looted during the tensions in central Milan, where protesters continued to damage shop windows and stores, Milan, 18 October 2026. ANSA/PAOLO SALMOIRAGO

«L’integrazione avviene tra integrabili». Giovanni Sartori lo scriveva nel 2000, in Pluralismo, multiculturalismo e estranei, e aggiungeva che dare la cittadinanza a chiunque produce disintegrazione. Il politologo fu trattato come un appestato. Sabato, tra piazza Duomo e piazza Castello, a Milano, la sua profezia ha preso la forma di un sanpietrino. Molti, tra i ragazzi in corteo, sono nati qui e sono la cosiddetta «seconda generazione» di immigrati. Hanno fatto le nostre scuole e hanno un passaporto italiano, eppure gridavano «tout le monde déteste la police» come nelle banlieue. Non si sentono stranieri, ma nemmeno italiani: sono il prodotto del multiculturalismo, che Sartori definiva antipluralistico perché fa prevalere la separazione sull’integrazione. Comunità che vivono una accanto all’altra ignorandosi, e uno Stato che invece di chiedere lealtà alle regole comuni distribuisce riconoscimenti e scuse. Eppure la strada era tracciata. Nel 2017 la Cassazione, sul caso dei coltelli rituali indossati dai Sikh, scrisse che per chi arriva è essenziale conformare i propri valori a quelli occidentali, e che la società multietnica non può ridursi a un arcipelago di culture in conflitto. Era Sartori messo a sentenza: la legge è uguale per tutti, e chi la pretende su misura si chiama fuori da solo. Nessuno ne ha tratto le conseguenze, men che meno a scuola, dove si insegna il rispetto di ogni identità tranne la nostra. Il socialismo umanitario ora spiega tutto con il carovita. Se è questione di benzina, basta un bonus. Ma la benzina costa uguale anche a chi è rimasto a casa. Quel che manca non è il denaro, è un sentire comune. Sartori fu chiamato razzista. Adesso che le vetrine sono a terra, qualcuno avrà almeno la decenza di leggerlo.