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Letteratura

La Grecia e la più feroce delle guerre intestine

Atene è una polveriera sociale che solo il piano Marshall potrà disinnescare e salvare economicamente, ma in cui, a lungo, il concetto di libertà politica varrà molto meno di uno straccio di lavoro

Una pace crudele

Minos dorme in uno scantinato di Atene, è la rovente estate del 1949. Il suo villaggio, Ialòs, è stato bruciato dalla guerra civile. Uno scontro sanguinosissimo tra i comunisti greci e le forze monarchiche del generale Alexandros Papagos (1883 - 1955). Uno scontro ormai perduto: i militari stanno spazzando via inesorabilmente, anche se con sanguinolenta lentezza, i partigiani asserragliati sulle vette dei monti Gramos e Vitsi. Ma la città rigurgita di persone in fuga, è diventata l’enorme testa asfittica di un Paese martoriato. Tutti quelli sospettati di aver avuto legame con il partito comunista, come il Professore, il padre di Minos, faticano a trovare un lavoro. Atene è una polveriera sociale che solo il piano Marshall potrà disinnescare e salvare economicamente, ma in cui, a lungo, il concetto di libertà politica varrà molto meno di uno straccio di lavoro.

Inizia così Una pace crudele, romanzo capolavoro di Theodor Kallifatides che ora arriva in Italia per i tipi di Crocetti (pagg. 270, euro 18). Kallifatides, classe 1938, è autore di più di quaranta romanzi e in questo libro dispiega una sorta di neorealismo alla greca. Porta il lettore nell’interno del quartiere di Gizi, uno dei più popolosi e popolari di Atene, regalandogli una galleria di tipi umani costretti a lottare per la sopravvivenza. Oltre a Ialòs e la sua famiglia ci sono: un trio canoro sgangherato, prostitute, ragazze che usano la loro bellezza per uscire dal ghetto, commissari di polizia che devono tirare a campare come tutti, americani che usano la Grecia come un campo giochi dove comprare tutto. La narrazione oscilla tra il crudo e il picaresco, a tratti potrebbe persino sembrare favolistica. Ma il favolistico è un inganno, Kallifatides è un entomologo che si immerge a caccia di nature umane nel sottobosco putrido di quella che diventerà la dittatura dei colonnelli.

Eppure sempre scintilla, nel marciume, uno spirito greco dalla tagliente ironia che illumina le pagine. Un’ironia mai cattiva, sempre sardonica e capace di trasformare in risata la disperazione. Uno scrittore davvero potente.