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Letteratura

La maturità può attendere per i “ragazzi”

Romolo Bugaro è nato a Padova nel 1961 ed è stato scoperto da Pier Vittorio Tondelli. Ha appena pubblicato con Einaudi il romanzo “I ragazzi di sessantacinque anni”

Romolo Bugaro, I ragazzi di sessantacinque anni

Non riescono a guadagnare più di cinquemila euro al mese, I ragazzi di sessantacinque anni di Romolo Bugaro (Einaudi, pagg. 152, euro 17), sommetta che peraltro si disperde nei rivoli familiari: nelle tasche della figlia che studia medicina a Chieti e in quelle della moglie architetto che in casa fa funzionare tutto anche se è spesso in giro per lavoro, e che gratta gratta non contribuisce granché al bilancio domestico. Per non rischiare di apparire dei falliti, poi, ci sono alcune spese che un consulente aziendale, un broker o un avvocato non possono evitare: i completi di buon taglio, le scarpe giuste e un’automobile vera, non un’utilitaria, altrimenti quando si parcheggia nello spiazzo delle aziende vietato agli impiegati si rischia di sembrare dei morti di fame. Non sono pochi, cinquemila euro, si dirà, e ad ognuno il suo personale soffitto di cristallo, non fosse che in questo caso il tetto reddituale ha un’origine imbarazzante: i ragazzi di sessantacinque anni volevano diventare fotografi, musicisti, scrittori e tali ancora si sentono. Il peccato originale dell’arte, nella loro bolla sociale (la borghesia di professionisti

padovani) taglia le gambe. Un etologo direbbe che i ragazzi di sessantacinque anni sono un caso di neotenia, la proprietà che hanno certi animali, per esempio i cani, di diventare adulti senza perdere alcune caratteristiche dei cuccioli. «Possibile non si siano accorti che abbiamo ancora 15 anni?». A parte questo, la vita quotidiana scorre senza strattoni: la morale è garantita dall’espletamento dei doveri familiari e amicali, la cultura dall’abbonamento al teatro e dalla lettura, l’economia dalla vita aziendale che dispensa anche il thrill in riunioni in cui sbagliare una mossa equivale a bruciare uno o due milioni di euro. L’aria serena dell’Ovest ricopre ogni cosa con la sua vernice trasparente, implacabile, anestetizzante.

Il romanzo di Romolo Bugaro, scrittore di lungo corso scoperto da Tondelli e autore di un’opera gemella uscita nel 2023, I ragazzi di 60 anni, è diviso in quadri, come nei dipinti settecenteschi di Hogarth. Un capitolo è dedicato al lavoro, un altro all’incontro spaventevole con un amico pensionato che materializza il futuro prossimo, il terzo a una festa dove bisogna simulare lo stato di salute fisica e mentale di un trentenne, perché

«dopo i sessanta uscire la sera e incontrare gente vuol dire sorridere tutto il tempo per mostrare che si tiene botta, che sia vero oppure no». Al dunque, Bugaro ha scritto un romanzo quasi taumaturgico, che restituisce un’immagine di noi stessi compatibile con l’idea di umanità che il mondo contemporaneo vorrebbe distruggere. L’estensione del dominio della lotta diagnosticata da Houellebecq, per esempio, è limitata al campo professionale e anche lì neutralizzata dalla commedia. La paura della morte, poi, è ancora inconcepibile e riguarderà, semmai, i ragazzi di settant’anni. Per il momento non c’è alcun bisogno di invecchiare, e nemmeno di crescere.

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