Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 04:28
Motori

Da Ascari alla speranza. Kimi, il romanzo italiano della F1

Da una generazione all’altra, tra i trionfi sfiorati con Alboreto e Patrese, le occasioni perdute e i drammi: la storia dei piloti di casa nostra nel Mondiale si prepara a scrivere un nuovo storico capitolo

Mercedes' Italian driver Kimi Antonelli looks on in his garage during the second practice session for the United States Formula One Grand Prix at the Circuit of the Americas in Austin, Texas, on October 23, 2026. (Photo by RONALDO SCHEMIDT / AFP)

Dopo Alberto Ascari ci hanno provato in tanti a prendersi quel Mondiale che domani sera potrebbe già finire, anche aritmicamente, nelle mani di Antonelli. Da Ciccio a Kimi la storia è lunga. Un vero romanzo italiano che ha visto in pista un’ottantina di piloti e pure qualche signora, perché non va dimenticato il mezzo punticino di Lella Lombardi, ancora oggi l’unica donna a esserci riuscita, e il tentativo di Giovanna Amati, l’ultima donna ad aver partecipato ad un intero weekend da gran premio. In 73 anni abbiamo avuto gioie e dolori, perché anche gli italiani hanno pagato con la vita quando la Formula 1 non era uno sport sicuro come oggi.

Il primo ad andarsene fu proprio Alberto Ascari, neppure tre anni dopo essere diventato campione, morto a Monza in un incidente che resterà per sempre misterioso. Pochi giorni dopo essere finito in mare con la sua Lancia a Monte Carlo, era tornato in pista per provare la Ferrari 750 Sport di Castellotti. Era andato a Monza a trovare l’amico e gli era venuta voglia di tornare subito al volante anche se non aveva con sé né il suo casco né i suoi guanti. Lui che era uno degli uomini più scaramantiche del mondo. Come finì lo sappiamo tutti e nessuno ha mai capito il motivo di quell’uscita di pista fatale, là dove oggi c’è la Variante a lui dedicata, la zona della pista dove Kimi è andato in testa al Gran premio d’Italia di qualche mese fa. Quasi un passaggio di consegne.

Prima di Kimi ci erano andati vicini Michele Alboreto (secondo nel 1985) e Riccardo Patrese (secondo nel 1992 e terzo l’anno prima). Michele era stato battuto dalla fragilità della sua Ferrari nella seconda parte della stagione, Riccardo da Nigel Mansell, un compagno di squadra decisamente scomodo. Ci avrebbe potuto provare anche Elio de Angelis, ma anche per lui il destino aveva preparato un finale diverso, con una sliding door che coinvolse

proprio Patrese che avrebbe dovuto essere in pista al suo posto in quel maledetto giorno a Le Castellet. Dopo di loro hanno vinto ancora Trulli e Fisichella, Giancarlo ha anche contribuito a due Mondiali Costruttori con la Renault negli anni di Alonso. Ma in lotta per il Mondiale non ci sono mai stati davvero. Prima di Kimi erano state 43 le vittorie italiane, oggi sono 51. Ascari ne ha vinte 13, Kimi è a 8, gli altri 14 sono tutti dietro. Sono numeri che raccontano come l’arrivo di Antonelli stia rivoluzionando la storia, l’albo d’oro e le statistiche. C’era lo sci prima di Tomba e ce n’è stato un altro dopo. C’era il tennis prima di Sinner e ce n’è un altro dopo. Non possiamo dire lo stesso delle moto, perché prima di Valentino c’era Agostini. Ma con Kimi non ci sono dubbi: c’era una Formula 1 prima di lui e adesso ce ne sarà un’altra dopo. Per l’Italia e non solo per l’Italia.

Commenti